48-morto che parla

Vestito di ciliegio riposo,
su un letto di terra e vermi riposto.
Pensatemi turgido ,credetemi sepolto.
Lamenti e corone non basteranno,
non laveranno del grigio torpore la vostra colpa.
Sibilerò, tremendo, alle vostre orecchie
pronuncerò le giuste parole di attimi mancati,
non vi resterà che il triste ricordo dell’ultimo momento:
implorava l’agnello da voi lasciato indietro,
consegnato alle fauci più nere.
Così rivivrò ,così diverrò tiranno.
La follia germinerà dal rimorso,
le radici insidieranno i vostri cervelli.
Annegherete lenti nel mare d’inerzia
Sbracciando tra i vostri condizionali fidati :
avrei, potrei, dovrei.
Immoti ai moti di pietà, così morirete vivendo,
eternamente stanti.
Così patirete l’insonnia,
mentre io sorrido alla pace, alla fine del mio tormento,
deliberatamente concessa dalla vostra cosciente indifferenza.
Di me non avevate bisogno, a voi renderò il me veleno.