Grasse parole chiuse,

inutili umidori,

sfuggenti stridi d’uccello.

Conosco i tuoi occhi vuoti,

l’attesa neanche masturbatoria dei tuoi pomeriggi.

Le litanie asciutte ovattano lo spazio,

impossibile più ascoltare il silenzio.

 

Non ho fretta di non aspettarti più,

tu che non sai nulla della tua pelle tarda;

non è tua la corruzione, né la freschezza, né il comando.

Se voglio, vigliaccamente mi vendico,

e saluto lo splendore che mi giunge lontano.