L’erba bruciante ha toccato

le sue pieghe gonfie di tessuto,

ma lei non vuol più che io mi trattenga;

il suo sguardo celeste

tocca la fronte della mia mente,

tanto fugge quanto resta,

e mi offre le ciglia più pure.

 

Vorrei consolare i tuoi passi,

raccoglierti le labbra immobili;

vorrei saper rispondere

alle tue domande soavi

ai chiusi colpi delle tue mani

o al dolore del tuo viso,

alle gote meravigliose.

 

L’impurità si frappone

tra lei e sé; soverchio stupore

invade altre bocche che si aprono.

Sono sospeso sulle mie parole,

luce e buio mi percorre la pelle;

promette molto amore giungente

su un soffio d’aria.