A Sandro Penna

Non è tempo di stagioni languide di morte stagioni

di ciglia fuggevoli, prati che mormorano;

non hai da arrossire di impenetrato pudore.

 

Magari, arrossire; poter ancora offrirsi allo sguardo.

Correttezza vuole esporre colpe infinite,

ma è al più nostalgia di vergogne dimenticate.

 

Ragionieri del sesso ostentano misure del tuo collaterale

ponderato da un premio di rischio obsolescenza;

mi imbatto in video-book prezzati,

fresche rasature toniche labbra, in inutili case romane.

 

Importuno risveglio il blaterare ipnotico

con uno sguardo di paura,

stupro improvviso a una svolta di luce,

lingua sconosciuta e un passo tanto veloce quanto rattenuto.

 

Resto sul bordo tra solitudine perfetta

e completa comunanza, tra denaro e obbedienza,

attendo finalmente la sua morte.