XXII

Se il sé pieno teme il vuoto, un sé vuoto porta la macchia della mancanza; il sé vuoto è imperfetto e la paura diventa angoscia.

 

Porti una vulva come fosse

un cucchiaio lucido;

metto il mio viso acceso

davanti lo sguardo fermo

di un immobile concepimento,

incommensurabile abisso

di un futuro muto.

 

Tu ignori, intanto, lo specchio

di parole inopportune.

 

Non ci è dato sapere

oltre il vuoto della nostra presenza,

quale coro limiti l’orizzonte e lo riempia.

 

Ho perduto la memoria

di me nello spazio del mondo,

in cui perdersi o perdere;

ma è quasi una colpa percepire l’istante,

è l’angoscia del proprio vacuo.