Peter Pan

Ero piccolo.

Avrò avuto 6 anni

e guardavo molte videocassette

della Walt Disney.

Mi accorsi che Peter Pan

mi faceva stare bene.

Mia madre era ben contenta di questo

e mi rimandava su e giù la videocassetta

con cura

finché non me ne stancai,

come succedeva sempre.

Una volta però,

innamorato del suo fluttuare

con tanta facilità,

decisi di provare anche io

nel mondo reale

a volare tra le nuvole.

In quel momento non sentivo nient’altro

che un’immensa voglia di volare.

Non credevo di essere incatenato già allora

nella realtà.

Non capivo che non ce l’avrei fatta:

vedevo solo la libertà.

Mi misi sopra il letto

e cominciai intensamente a pensare di farcela,

di poter volare.

Mi buttai a pancia in giù e cercai di crederci intensamente.

E per un attimo lo sentii.

Sentii la fantastica sensazione di aver vinto.

Per un attimo fui felice di volare,

di essere speciale.

 

Caddi con il ginocchio per terra.

L’altezza non era molto grande

ma ben presto si formò un livido

sopra la rotula del ginocchio.

Capii ben presto che ogni azione

era comandata da un desiderio invisibile

che non si sarebbe avvicinato mai

a quello che ti avevano fatto credere.

Per tutta la settimana successiva

ebbi anche la prova inconfutabile,

sul ginocchio

sopra la rotula

che il mondo che mi era stato mostrato

non era abbastanza

per provare a sognare

come volevo io.