Lontano…
Dalla felicità opalescente e sorrisi falsi e melliflui
Tra i cespugli di more, le colline e i vigneti
Più lontano…
Dal chiacchiericcio roboante e le parole banali
Quel rumore indifferente
Che da troppo affolla la mia mente

Questo luogo è ameno

Non come il veleno di un arido agglomerato urbano
Non luogo estraniante dell’essere umano
Sono oggi ricolmo di Salvia e Rosmarino

Ancora scrivo
Con uno stile barocco un po’ goffo e retrivo
Ma si comprensivo:
Perché in effetti vi è motivo
Se all’arroganza del divo preferisco il profumo schivo del Timo

Ma cos’è una poesia attaccata un muro?
Forse un borghese palliativo ?
Di parole altisonanti e parole vane
Sublimazione di nevrosi e vittimismo occidentale
E cos’è questo verso?
Se non un vizio
Un vezzo per velare il vile volto
Ai poeti vanesi preferisco il Luppolo e il Malto

Lontano
Dagli ossidi tossici e l’alieno asfalto
Ma se mi cerchi mi trovi
A rovistare rovinosamente tra i rovi
In cerca di more e della saggezza dei nostri avi

O su una nave m’imbarco
E parto…
Spingendomi a largo oltre ogni varco
Alla ricerca di frugale vivere parco