Schivo…
Già fui schiavo
Di Musa dal silenzio vile ed ignavo
E costernato il conto insoluto pago:
Ed è un conto salato!
Ed è un conto amaro!

E vago non so dove
E vedo le persone
E’ vacuo ogni saluto
Evìto ogni commiato
Evado il loro nome

Scrivo…
Oggi invece a voi mi confido
Forse perché ascoltate
Forse perché capite
O perché di voi mi fido:

Epicurei gemelli!
Istigatori del gusto!
Per me siete la vite!
Per me siete l’ulivo!

Condottieri Virgiliani
In una selva oscura
Voi oggi siete luce
E con disinvoltura
Dissipate ogni l’ombra
Foriera di timori
Che mi burla con inganno Incutendomi paura!

E con filosofia sapida
Mi conducete per sentieri
Di vulcanica memoria atavica

E mentre affonda il passo
Peripatetico nel mare lavico
Come una lira m’accompagna
La vostra facondia
Mi rammenta la poesia della sicula terra feconda!

Ma si!
Chi vuol esser lieto sia!
Di rotolarsi compiaciuto nell’insipida insipienza!
Del domani non v’è certezza!
Chi vuol esser lieto sia!
Disconoscendo chi vaneggia di un mondo ricolmo di poesia! P
erché sprecar tempo?
Perché sprecar estro?
Il verso è vano se il destinatario ci si pulisce il deretano!

Quindi non ragioniam di loro! E disdegnamo l’oro!
Non miscredenti e banali
Ma devoti e baccanali!
Oggi godiamo di buon vino!

E non ci giudicate per l’Oraziana sentenza Ma noi cerchiamo altro!
Non il rancido
Non certo il marcio:
Odi profanum vulgus et arceo