La mano venosa si imbianchiva sulle nocche stanche e sporche, e le rughe grinzose si spalmavano sul corrimano
Tremava
Le gambe snelle si muovevano lentamente con fatica, strisciando, quasi, sotto ai larghi pantaloni eleganti, i vecchi abiti buoni della domenica  Ginocchia affilate da un osso all’infuori

Un viso dolce di chi sa cosa aspetta
Un’azione quotidiana
Solita infantile spavalderia
Occhi neri stretti e concentrati
Un accenno di entusiasmo
Nessuna aspettativa
Due labbra sottili e rosee che spiccano nel bianco sorriso tra la dentiera ingiallita
Avrei voluto fermarti vecchierello
E chiederti cosa faceva sorridere chi dalla vita non si aspetta più nemmeno un posto a sedere
Io
Non mi aspetto più un posto nella vita