A Firenze

Beato il treno che a te fa porto
deviato dal ferrovier nella sua garitta.

E beato il viaggiatore,
irretito dai violini e i tuoi caffè,
abbacinato dai lattei muri di cui ti vesti,
tu, affettuosa nutrice d’arte e sapienza.

Qui ispiro aria antica e solenne
odore di storia,
memoria di ciò che avvenne.
E per chi volesse
sfiorare con le sue mani,
ha da chieder grazia, tua e de’ tuoi guardiani.

Nettuno, monito de la piazza ove bruciò
quel tale, per mano di Alessandro,
che ora fu detto: diverrà santo.

E Arno, furia e fortuna della città
sulle cui sponde il sangue bagnò
di Ghibellin fonte la tosca terra.

Magnifica come il tuo Lorenzo,
sanata ai più dalla guerra che fu,
e beato l’occhio,
esitante sulle tue forme
Argentea visione,
eterno custode
di un’anima che dorme.