A Dante

Avendo rubato, modificato e frainteso i versi di
A.121: A Beatrice

Mi osservi nuda,
di spalle.

So che ti piace
il mio mandolino
lo trovi così bello
che ti rende allegro
sorridente e birbantello.

Guardami, e guardami!
E guardami ancora!
Io sculetto e ancheggio!
Ballo e mi pavoneggio,
te lo porgo e te lo tolgo,
da mordere e baciare,
da sculacciare con mano pesante
come se fosse un tamburo parlante.

Diciamolo a tutti
che per te son Beatrice,
satiro porcello
nell’orecchio
quando mi punzecchi,
in privato,
quando sei avvinghiato,
sussurrato,
quando ti tento.

Così ti porterei
ovunque nel mondo
fallo giocondo
ovunque, anche all’Inferno
ovunque, fino al Paradiso
ma restami alle spalle
che di fronte sei pesante
e se io non son Beatrice
purtroppo
neanche tu, sei Dante.