OTTO DICEMBRE

Agiti contorto le
lenzuola del letto,
seta e fanghi
di un pensiero disfatto.
Strisci e scadi
in formulazioni banali,
ottuse convinzioni,
inibizioni sleali.
Pecchi di gola diretto,
t’avvicini di soppiatto,
ma ci guardi da lontano
contratto,
ed io te lo permetto.
Mi giri e mi rigiri,
sfoghi – sudi – mangi.
Anche in quei momenti
sempre immerso
nei tuoi guai:
nel mentre lo pensi
“Probabilmente, sai,
non ci siamo amati mai”
e dopo lo dici.
Sciupi:
la stanza,
le valigie,
l’accendino,
quell’orologio
sul tuo comodino,
frutto di perdute
parole svuotate.
Marcite:
le tue dannate
promesse fallite.

E muore
il sentimento.