Tram

Ricordo d’aver pensato,
guardando fuori dai vetri,
rivolta alle spalle delle verdi rotaie
-e gialle-, se avessi mai concordato
una data di riscatto, o un rimborso
(perlomeno)
per questo difetto di fabbrica
che mi porto dietro, sul treno,
che non ha ventennale garanzia,
se non quella più buffa: la mia.

Rammenta poi tu che
soffocati gli imbarazzi,
proprio tutto può appartenerci:
aspetto,
mi siedo nella tua sala vuota
inizio a contare
le cose che ci dividono:
le pareti, una manciata di metri,
gli anni soprattutto
e quest’arteria di ferro lungo la città
che mi rispedisce indietro
la difettosa partita
(con cui son partita).