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Alternanza

E se ci fosse nel mondo
una quantità d’amore finita
a disponibilità immediata,
non abbastanza per tutti,
ma condivisibile da ognuno
a scadenza alternata.

Non sarebbe un fare
più democratico, più giusto
o forse più socialista
ridistribuire l’amore nel mondo
in modo che arrivi alternato
a tutti i nomi sulla mia lista?

Immobiliare

Quanto costa abitare
nei meandri del tuo cuore
ho disdetto il mio affitto
ho voglia di comprare.

Torneró II

Mi chiedo in quanti
stiamo osservando
il tramonto del cielo sbagliato.

Ce ne andiamo con coraggio

e restiamo altrove con orgoglio 

ma dopo qualche anno 

iniziamo a bruciare.

Vogliam tornare indietro

ma la corrente é forte

e a nuotar controcorrente

ci sentiamo affogare.



Dal mio ufficio straniero

guardo fuori dalla finestra

e voglio urlare:

ti prometto, oh mio cielo,

che mai chiamerò casa

un cielo altro 

perché casa mia
saranno solo le nuvole 

fuori da quella finestra

oltre alla quale studiavo,
osservavo, mi nutrivo
e sognavo

altri cieli, altri tramonti,

senza sapere, poverella,

che il tramonto di casa 

è l’unico che val la pena 

vedere tutti i giorni.

Torneró I

Il sole oggi s’è fatto vedere
anche qui,
lo osservavo innamorata
dalla finestra
del mio ufficio straniero,
le luci del tramonto
di riflesso sulle nuvole
e pensavo:
quante volte osservavo
i tramonti dalla finestra
di camera mia
e mi fermavo
ad immaginarmi lontana.

Ma qui
nel mio ufficio straniero
mi è salito un nodo in gola
perché quel sole
quel tramonto
e quelle nuvole rapide
non sono nel cielo
di casa mia
perché casa mia è altrove,
voi direte
‘il cielo è sempre quello’
ma mentireste.

Mi dicevo
proprio ora
potrei starmene a guardare
il cielo di casa
se fossi a casa
e chissà da dove lo starei guardando,
mi chiedevo
da quale finestra lo starei osservando
e quanti congiuntivi e condizionali
dovrei usare
per cercare di immaginare
la mia vita oltralpe
non come era prima
ma come sarebbe adesso
a sud di quelle montagne
che nascondono un mare di cultura
e un deserto di opportunità.

Qualcosa di complesso

Chiudi un po’ la bocca
prendimi la mano
dovessi inciampare,
cadere, farti male,
ci reggeremo forti
ripartiremo insieme
qui te lo prometto
noi sí, staremo bene.
Chiudi un po’ la bocca
prendimi la mano
dovessi inciampare,
cadere dalle scale,
ritorneremo sempre
sul frigo quel magnete
un frigo che si muove
non serve mica un prete
per dichiarar l’amore
a caso e controvento
chiudi quella bocca
ch’é giunto qui il momento
di dirti finalmente
qualcosa di complesso
hai tutta la mia vita
ecco, sí, l’ho ammesso.

Ti lasceró fare

Mi chiamerai illusa
e ti farò parlare
rimarrò cosí
sospesa nelle idee
d’amore tra polmoni

Mi ferirai per sbaglio
e ti lascerò fare
poi resterò lì
silenzi fuori luogo
i piedi a penzoloni

pensando a tutto quello
che non sai
per dispetto
aspetto il tempo di dirti
prima o poi
le cose che
ancora non ti ho detto.

C’era una volta una storia

C’era una volta una storia fatta di sguardi, di amici in comune, di notti a tutto volume.
C’era una volta una storia fatta di canne fumate a cavalcioni sulle mura di un fiume. C’era una volta una storia fatta di baci non dati, ma desiderati, di parole non dette, di “mi mancherai” urlati. C’era una volta una storia finita prima di iniziare e ce n’era una che cominciava con un aereo preso senza pensare.

Era una storia che non te l’aspettavi, che non sapevi spiegare.

Una di quelle che ti fan venire voglia di mangiare. Poi ci fu quell’altra storia, quella di un inverno a distanza, prima di capire che si era fatti della stessa sostanza. C’era una volta una storia fatta di aeroporti, di voli in ritardo, di attese agli arrivi. La storia in cui volevi rimanere ancora un po’ ma poi altrove fuggivi. C’era una volta una storia fatta di tante città, di laghi incantati e di barchini, una storia fatta di gite in bici, di architettura, di amore tra i pini. Era la storia di un’eterna vacanza, dello stare bene senza darci troppa importanza. C’era una volta una storia fatta di due sconosciuti che si eran lentamente innamorati, una storia fatta di due perduti nel mondo che si eran ritrovati. C’era una volta una storia e poi un’altra ancora, di giornate a letto, di una mano che si sfiora. E poi viaggia ed attendi, e chiamami e spera, e poi la storia dell’estate più bella che si avvera. C’era una volta una storia fatta di dubbi, di domande e poi venne la storia delle risposte e dei fiumi senza mutande. C’era una volta una storia fatta di distanza, di libertà, di fiducia, di rispetto, una storia che poi cedette il passo ad un inizio sotto lo stesso tetto. C’era una volta una storia fatta di pioggia, di vento, di foto e di mare, fatta di abbracci, di cibo, di storie da rivelare. E poi ancora una storia fatta di ore passate da soli a parlare, senza mai davvero potere dir di sentirsi stancare. C’era una volta una storia fatta di sogni, di viaggi, di progetti comuni, una storia fatta di fare l’amore ovunque e di frasi dette nei momenti meno opportuni.

Era una storia che non te l’aspettavi, che non sapevi spiegare.

Una di quelle che ci vogliono ore per raccontare. C’era una volta una storia fatta di chissà come si son fatti a trovare, ché se esistono davvero le anime gemelle, quei due non han bisogno di continuare a cercare. C’era una volta una storia fatta di due eterni bambini, che fan la lotta e si pigliano in giro come due ragazzini. C’era una volta una storia fatta per non aver lieto fine, la storia di un fiore che proprio non muore, c’era una volta, c’é ancora, una storia fatta della loro storia d’amore.

Scrivo

Mi chiese cosa stessi facendo
Scrivo, sussurrai.
Ma come, borbottó,
sei distesa a letto e hai gli occhi chiusi.
Eh, risposi, sto vagando tra pensieri
che prima o dopo scriveró.

M’avete insegnato

M’avete insegnato
a brillar
prima d’esser cometa,
a galleggiar
prima d’esser schiuma,
a volteggiare
prima di cadere a terra.

Oh voi,
che sempre sarete
mia stella
mia onda
mia foglia,

inondate
il cielo e illuminate
il mare,
io per voi
fermerò il vento.

Immersa

Immersa
in una costante ricerca
delle parole
da non dire,
resto ad osservarti
impunito
sulla sedia a dondolo
lì te ne stai
a suonar la chitarra
e un rimbombo di cuore
esplode nella stanza
che il mio silenzio
è grato.