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Come le poesie a scuola

Voglio imparare il tuo corpo a memoria

Perché lo faccio?
credo sia giusto, mi fa sentire utile, mi fa sentire importante,
cerco riconoscimento, (cosa sono senza?)

Perché lo faccio?
mi fa bene, mi diverte,
mi pesa, è lontano.
Perché lo faccio?

Mi fa bene, è salutare,
mi riposo per poter lavorare
lavoro perché lo devo fare
solo un’altra cosa che potrei mollare

Perché mi alzo?
è giusto
mi fa bene
posso fare bene
posso fare del bene
devo fare del bene
Perché non mi alzo?

Perché non lo faccio?

In ginocchio fermo immobile

come pietrificato

lo sguardo perso e vuoto

inerte e ormai sfibrato

 

per terra sparsi intorno

frantumi di mobilia

dentro la stanza chiusa

che da tutto il resto esilia

 

la mano malridotta

mostra tagli profondi

e il suo gocciolar sangue

scandisce quei secondi

 

un urlo si leva

e l’aria attorno spira

non riesco più

a trattenere la mia ira

 

 

Il mondo là fuori è così bello

ma io me ne dimentico

Ogni volta che ci salutiamo mi chiedo quando ti rivedrò

E riparte questo mio tormentato conto alla rovescia

mentre non faccio che immaginarmi il momento in cui ci ritroveremo

ma quando alla fine arriva

basta uno sguardo

per dissipare le mie paure

 

il tuo sorriso

 

per ripagare le mie attese

L’entusiasmo degli inizi

non è altro che un fuoco di paglia

che brucia i miei castelli mentali

 

E mi ritrovo ancora una volta

coperto da apatica cenere