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Sigaretta

Affaccio,
respiro aria amara
nascosta, sopra le tegole
riguardo in là, vita avara 
che fu. Addiaccio,
cerco ramingo l’aurora
la maglia di rete nell’ora.

Aspetto,
nuvole sparse e strisce di luce,
riposo dell’anima che si ricuce,
truce, fiotto di fiamma
sulle rughe, riduce a barluce
sul viso, un solco.

La calma.

Hai mai pensato

di andare piano,

umano,

mentre la vita ti corre veloce?

 

È lo scherzo

dell’uomo

agli déi.

13 giugno

Questa la mia preghiera:

quattordici chilometri in bicicletta e

una sigaretta a bocca secca.

 

Ti guardo, Senza nome.

Beato te

che io

neanche il senso ho.

T’aspetterò sulle nuvole
le gambe incrociate
il naso nella panna.

E sarà un guardarsi
negli occhi
da nuvola a nuvola.
E lascio che sia il vento
a spostarle
vicino o lontane,
decida lui;
ma mai, e dico mai,
più in là dell’orizzonte.

La poesia

è forma di pensiero

che in prosa

sarebbe troppo peso.

 

Lascia questo mio,

inchiostro,

in versi e retorica

e svolazzi leggero

tra la punta di stiletto

e il mare del cielo.

Una lancia che spariglia

scagliata

a far di notte

le mie memorie.

 

Rimangono punti

assenti di colore:

è lo spazio

minimo e infinito

che resiste

tra me

e te.

Pensieri sciolti

versati in acqua calda

mescolati.

Butto giù, un bicchiere al dì,

l’ha prescritto

il dottore.

Autodiagnosi alla Moliére.

Vorrei sapere cosa pensi

quando mi vedi

estraneo tra la folla

se il tuo essere

è tale da non perdere equilibrio.

 

Ma cos’è l’equilibrio

se non assenza di movimento

necessario

a prendere fiato?

Bramo

la stasi dell’apnea.

Ho visto una stella,

cadente;

l’ho espresso per me

nel ricordo

che sono io

a dare forma al desiderio.

Non importa la strada,

ignota,

ma la fine, lontana,

dove cadrà quella stella.

Fumo l’ultima

perché ormai è passata.

I polmoni assuefatti

la mente rasserenata.

Sia benedetta la carta bianca

macchiata di nero

lo sfogo.

 

Ho trovato la cura

malgrado te

te che non lascio

perché ho trovato la cura.

Foglio bianco.

Ho fumato sigarette

una dietro l’altra

e bevuto birra scadente

in lattina, sgasata.

 

Spero che questo

suicidio a termine

serve a qualcosa

per un attimo in più.

 

Mors mea, vita tua