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SINFONIA DELLA SPIAGGIA

Davanti all’infinito

Sta la civiltà raccolta

In bermuda ed infradito

Le sue vergogne occulta

In triangoli di lycra

Si rosola sospesa

Fra dune color ocra

Portandosi dimessa appresso

Sulla schiena dalla luce offesa

Palloni, formelle e secchielli

Si adira molto spesso

Per la sabbia dei monelli

Si unge la pelle

Si ustiona le spalle

Imbrocca le stelle

Trascina anche le culle

Sulla rena per un po’ di iodio

S’ingozza a mezzogiorno

Per correre a brindare

Col bicarbonato di sodio

Fa un tuffo dopo il turno

Per potersi rilassare

Conquista ragazze

Abbandona monnezze

Snobba ambulanti

Scruta benestanti

Con gli ori e l’abbronzatura

Già duratura dai primi di Giugno

Scrive parole

Sulla sabbia per lasciare un segno

O per fare come in quella canzone

Compra ghiaccioli

Lascia accesi i fanali

Per una pisciata notturna fra le dune

Compra giornali

Non per leggere notizie alcune

Ma per farsi ombra dal giogo del sole

Cavalca le onde

Si rovescia in capriole

Si assopisce fra le fronde

Occhieggia ma silente si ritrae

Al passar delle gioconde

Come la marea che avanza e scompare

E il naufragar l’è dolce in questo mare

COMPARSA

Quale sarà il mio ruolo
Sulle assi del palcoscenico?
Io sognavo d’interpretare
Qualche cosa di classico
Importante, basilare
Pieno di passione e di duolo
Mi sono stata a truccare
Per tre ore nel camerino
Ho scartato e riprovato
Sete, taffetà e camicie di lino
Mi sono presentata sulla scena
Col rossetto più acceso
I capelli luccicanti
Le collane di Creso
Invece ho visto il copione
E niente, dopo una breve audizione
M’hanno dato la parte
Di una schiava di Didone
Per cui mi accontento
Della luce riflessa dai lustrini
Mi accontento
Di sfilare in fila indiana
Spargendo ciclamini
Davanti ai passi della primadonna
Mi prostro anch’io alla virtù troiana
Offendo polli arrosti in silicone
Rispetto il dramma della padrona
Con lo sguardo addolorato dal cerone
E una volta in pausa pranzo
Con astuzia, di soppiatto
Ho flirtato con uno stronzo
Perché le rubasse la corona
Ho fregato anche un faretto
E mi sono messa in scena
L’ho indossata
E mentre fingevo
Di essere del destino la sovrana
Ho sentito dalle quinte
La risata cortigiana
Di spettri, macchinisti,
Divi in fotografia,
Fonici, mimi. figuranti
Acrobati in pensione
Ed altri che facevano la spia
Del mio misero premio di consolazione
Carthago delenda est
Ed anche tutta la mia considerazione

IL BUSTO DI NEFERTITI (Divertissement)

Voi non lo potete sapere

Ma sotto tutti questi capelli

(Che tra l’altro ma che schifo sono?

Solo perché avevano in mano gli scalpelli

Degli artisti non possedevano il dono

E infatti m’hanno conciata che sembra

Che invece della parrucchiera

Mi abbiamo pettinato una betoniera)

Vabbè tralasciamo

Dicevo che sotto questi capelli

(Ma ti pare poi che mi starebbero così dritti

Avrei dovuto mescolarli col fango

Del Nilo e altri detriti)

Insomma sotto ai capelli

(Poi mi ci hanno messo questa fascia attorno

Con anche un ciondolo dorato

Che sembro un’inaugurazione

In attesa del sindaco e del prelato)

Dicevo insomma che questi miei capelli

…Ah era una tiara?

Veramente?

Tutta questa polvere mi ha stordita

Mi ero già inventata sovrastrutture fantastiche

E devo avere la memoria poco chiara

Per dimenticarmi che sono tutta di pietra

E che sono anche amputata

Mi è rimasta solo la testa

Però quella ancora fiera e visionaria

Con questo cranio sembro comunque aliena

Ma è ciò che resta

Di una regina frammentaria

JACK LO SQUARTATORE (Danza del corteggiamento)

Ti ho scelta

Per i tuoi spenti occhi verdi

Ricordano le felci al crepuscolo

Ricordano gli spiccioli in rotolo

Ti ho scelta

Perché ero nella posizione di farlo

Anche se c’eri tu, in realtà, sul piedistallo

Regina di polvere dalle livide braccia

Col tuo corredo nuziale roso dal tarlo

Ti ho scelta

Ti avevo già al guinzaglio

Ti ho levata dal serraglio

Per ripagarti con l’abbaglio

Di un poco di miseria in meno

Di un vetro appannato dal sereno

Di una lenta riabilitazione dal veleno

Tu mi hai seguito

Come una docile bestiola

Accentando la clausola

Per non essere più sola

Stai tranquilla ora

Come un moderno Pigmalione

Modellerò la tua condizione

Ti leverò un braccio ed il cognome

Ti asporterò la milza e la ragione

Su, stai buona, non gridare

Tanto te lo lascio, il set da procreazione

Ora però lasciami lavorare

Ecco via una spalla e la clavicola

Via le orecchie e l’altra scapola

Via i denti, via le ciglia

Come ti ho fregata bene

Con questa stronzata della famiglia

Non puoi più muoverti ora

Entri giusta in questa valigia

Ho riempito gli angoli

Con le vertebre e i menischi

Col dolore e l’umiliazione

Ed ora sei perfetta

Per l’universale esposizione

Dei mariti

Ecco cosa fanno gli artisti

Ecco quello che ti meriti

GIULIETTA

Se io non morissi

Allora avrebbe senso?

Sento freddo nelle ossa,

Si avvicina la catarsi

Con il pubblico consenso.

Devo cedere, scomparire

Per lasciare un messaggio

E’ mio compito svanire

Sul palco dove tutto è di passaggio

Dove il vero è immaginario

E il logico secondario

Non posso lasciarmi appassire

Invecchiare, commettere errori

Disperdermi in vacuo languore

Partecipando a baccanali

Finendo in pasto ai giornali

No, non posso rovinarmi

(Almeno per la gloria dell’autore)

Non posso scialacquarmi

Mi congelo in quest’istante

Mentre sono ancora integra e potente

Prima di appassirmi

Mi allontano dalla gente

Non invecchio

Per preservarmi leggenda

Mi immolo sulla pira

Accogliendo la lama nefanda

Del fato che mi ammira

Del fato che è adesso

Perché questo dramma è necessario

E senza il mio trapasso

Non avrebbe più un binario.

Ora silenzio, io muoio

Mi trasfiguro

E sipario.

FLORA

Nel cuore

Porto tanti scompartimenti

Come cassette di sicurezza

Per separare tutti gli amanti

O per ogni sguardo che mi accarezzi

Nell’avvicendarsi dei tramonti

Mentre cammino

Finalmente (dopo mesi)

Sciolta dalle mie catene

Di femmina tenuta al guinzaglio

Di romanzi rosa e di candele

Di sguardi arrossiti nel ventaglio

E mi godo

Quest’immensa certezza

Di far arrossire gli uomini e le mele

Ad ogni alito di brezza

Ad ogni curva di spalle

Quanto è grande il presentimento

Di far esplodere corolle

Di annodare favelle

Di metter la fede a cimento

Con i tacchi a ritmo di habanera

Conquisto un po’ di brividi

Mentre va in scena la mia primavera

E ora non voglio nemmeno pensare

Al giorno in cui, sfiorita,

Ragionevole, dovrò scusarmi

Con tutti i cuori e le lapidi

Che ho lasciato a macerare

MASCHIO ALFA

Con un carro

Trainato da pantere

E ballerine delle Folies Bergères

In perizoma piume e guepière

Entra nell’arena il Matador

Col suo sguardo di vento

E promesse selvagge

E con un ghigno di conquistador

Seduce la folla con le reni

Col suo taglio di spalle violento

Come un azzimato rapace

Sulle colorate banderillas

Una collezione di cuori infranti

Orecchie già tagliate

Nascoste come conigli nel cappello

Pronte da gettare a nobildonne ansanti

Mentre la folla si straccia le vesti

Lui spazzola un bolero di brillanti

Con perle d’avorio per bottoni

(I capelli come stringhe

I graffi sulla schiena

Tutti ricordi di vecchie amanti)

 

Mentre io aspetto

Che si sollevi la grata

Già mezzo scannata

Pignatta tenuta assieme

Da vecchie cicatrici

Anch’io ho messo il vestito più bello

L’ombretto ceruleo

Ogni dito un anello

Ma aspetto la lama

Che mi trafigga il cuore

Come un tatuaggio da pirata

Per farne un trofeo di bestia

Da magnificare alla parata

Ormai il mio occhio nero

Non gocciola più inchiostro

Conosco l’ordito e anche la trama

Tu il supereroe

Io un’oscura dama

Per conquistarti

Donne danari e fama

Mi tocca la parte del mostro

ADULTHOOD

Mentre stavamo sdraiati

Su un erboso terrapieno

Guardavamo navigare alla deriva

Nuvole, cronache, sberleffi

E costumi di scena

Si gonfiavano sul filo

Come velieri gaglioffi

Nell’innocente sereno

 

I nostri occhi felce e mogano

Quel giorno come sempre

Ci bastavano

Come vecchi specchi

Ossidati da passi di fate

Acciaccate ma benevole e antiquate

Intorbiditi

Da una coltre di pensieri rannicchiati

Di vecchi ragni storpi e scapigliati

 

Ad un tratto

Lo sguardo hai volto

E nell’attesa del tramonto

Hai colto una viola del pensiero

Per donare bellezza

Ma l’hai cominciata a sezionare

Separando il posticcio e la purezza

Il colore dalle foglie

La necessità dalle voglie

 

E da quel giorno

Non ti ho potuto più fermare

Ed è così che

Per ritrovare il fiore dell’amare

Tutti i sabati io cedo

Alle tue richieste di misure

Per abbinare i complementi d’arredo

IDOLO

Sei il mio mito, il mio idolo

Conservo intatta in camera

Quella tua foto del duemilasei

Col tuo sorriso un po’ frivolo

Pagherei

Per vederti cantare

Per ballare al ritmo delle tue sillabe

Ma non so se al tempo stesso vorrei

Conoscerti di persona, per davvero

Temerei

Che tu abbia i capelli sporchi

Che tu creda agli oroscopi

Che tu nasconda scheletri

Che tu confonda mezzi e scopi

Insomma che tu non rispecchi

L’indicibile bellezza del tuo pensiero

Per cui comunque preferisco

Adorarti da debita distanza

Spiarti da dietro il tuo leggio

In fondo, sei comunque un uomo

E con una pudica mutanda

Aveva vergogne da coprire

Perfino il figlio di Dio

PALLE DA BILIARDO

E incessantemente continuiamo a giocare

A steccare con violenza biglie bugiarde

Colpendo le sponde per travolgerne altre

Palle colorate, viscose, lucide

Coi loro numeri disegnati sulla pelle

Evitando le buche ed i nervi scoperti

Continuiamo a lanciare

Sul panno verde color dell’invidia

Occhi di bambola, pianeti di gomma

Giocattoli di cani e bottoni di sergenti

Dobloni insudiciati di pirati gaudenti

Pupille di corvo e gole di commercianti

Praline di cioccolato e bulbi di fanale

Per contatto superficiale

Fra vernice e cesello d’orefice

Trasmettiamo messaggi consumati dal vortice

E intanto tutti rotoliamo

Su questo sterminato panno di taverna

Schivando le collisioni ed il rischio

Di scivolare alla deriva

Nella desolazione del fuoricampo

Nella vastità eterna degli spalti

E di finire in preda

Agli artigli dei falchi

Al sipario della commedia

Alle lame della mietitrebbia

All’opacità della nebbia