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Getta l’ancora
Fra le clavicole.
Irrora la mia stretta
D’anfibia tristezza.

Spunta fra le gote
La gemma di un sorriso,
Ebrezza del tuo vino,
Riflesso del tuo viso.

Vele protese all’orizzonte, ingenua
Solcavo un mare ignoto e in insidiosa quiete,
Ma sportami sullo specchio del tramonto
Mi ritrovai nell’etere e ruppi l’ammaliante incanto;
Schegge si prostrarono al sole calante, rubandogli i colori,
Ed io mi battezzai col mortale veleno della consapevolezza.

Dimmi se il tuo collo
Ricorda il mio amore a pezzi,
Dimmi se i miei capelli
Profumano ancora di te.

Autocondanna
Alla vita d’un’anima
Vitrea, fragile goccia
Di brina affilata,
Lussuria d’aurora
E di bora ghiacciata.

Esile prua silenziosa,
Culla di occhi stanchi,
Fluttui fra gli amanti
E sola ti governo
In quest’immenso mare;
Capisco perché piangi.