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candelora

arde la fiamma sotto la brace
sale in alto a lambir le nubi
libera dalle tenebre le nostre luci
purifica dal fango e dal gelo
che stringe in quei mesi
chiusi gli occhi nella dolce morte
tornar col fuoco all’impeto selvaggio
trionfo del sol nell’alba a levante
stringo il pugno a viso aperto
a liberar dai rovi
l’oblio … d’un futuro incerto

ODEDADDIO

ultimo sorso
dall’ultima birra
per chiudere il cerchio
in culo al re !
echi di risate a notta fonda
tra fogli stampati …
sempre all’ultimo momento
grandi atti contro il muro
gridati a denti stretti
comunque vada…
“ci troverete sopra i tetti” !

sulla via della guarigione

lasciar passare il furor del delirio
colpito al cuor senza venir scalfito
monolito di granito impassibile assisto al passaggio
ignoro il dolore che non provo
paziente lascio scorrere il tempo inesorabile
il susseguirsi dei giorni pigri
sono la cura per questa malattia invisibile
accetto questo riposo come un letargo
rafforzo il mio animo arricchito dalle loro superstizioni
ritorno alla vita come un dio

per la morte di Pasternak

scivola sulla soffice neve
cristalli antichi
delle vecchie sere
notti bagnate di vodka e rivoluzione
all’ amor di lei
colei che al cuor richiamava
il colbacco sulla slitta
del tema di LARA !

penetrare dicembre

lentamente affondo
le dita nel caldo
gelido
freddo
affronto le abbaglianti tenebre che incombono al mattino
conto i giorni che mancano alla fine
la resa dei conti
le speranze svaniscono
al tramonto della luna
un cielo sempre uguale
sfumature di violaceo magenta
il tagliente ghiaccio affilato
si fa strada lungo i sentieri della mia vita
nell’ipnotico inseguirsi delle ore

ombra

in disparte come ombra proiettata
allungo le braccia
come in un abbraccio
stringo brandelli di realtà
frammenti di specchio
sogni distrutti dalle loro verità
lento stillicidio che imbratta la terra
rivoli di sangue si diramano lungo il sentiero
non seguire questi percorsi
i miei pensieri sono menzogne
lascia che la vita ti porti alla morte
con la tenerezza d’una madre
non gurdare ciò che sono
sono oscurità
resta nella loro luce abbagliato dal sole

tortura

accetto la tortura
resisto indomito ed audace
fiero presidio del mio orgoglio
veloce spavalda pazienza
di un fiume in piena
che esonda oltre i vostri fragili argini
misere zolle di terra friabile
sfaldate ad ogni ondata
trascinati in mezzo a noi come roccia
semi che cresceranno
la terra arida
tornerà fertile delle nostre idee

siamo la resistenza

fratelli e sorelle in coscienza adolescente
liberi di esprimerci al di là della loro arroganza
presunzione erudita
istituzioni di paure e discriminazioni
dove sono andati tutti ?
ora che è tempo di tornare
arido il campo
l’entusiasmo della gioventù è frenato da un muro di odio
rancore sopito mascherato da un educato impassibile invito
ci troveremo o ci troveranno
ci incontreremo tutti insieme restando distanti
ci troveranno abbracciati per pochi istanti

PARADISO

il vostro paradiso è il mio inferno !
sorrisi e risate
sono lame affilate che squarciano la carne
il vino che scorre a fiumi nei vostri calici e cristalli
è sangue che sgorga dal mio cuore
ogni volta che attaccate
le vostre retoriche preistoriche
manipolate …modellate come argilla
pezzi di creta
un vaso di pandora che verrà scoperchiato
alle porte dell’inverno
si aprirà un sorriso
sul mio viso
poi che il vostro inferno
sarà il mio paradiso

ODE ALLA MORTE

dolce madre che accogli i tuoi figli
coraggiosa spietata amante dei miei padri
svanisce ogni dubbio con un tuo gesto
vento gelido del tuo sospiro
nostalgia di giorni felici
asciughi le lacrime dei fanciulli smarriti
illumina gli sguardi donando speranza
riempimi quel vuoto che la vita mi sta creando
sorella nera di dio
portami con te in un mondo più giusto
dammi verità e giustizia
avvolgimi nel tuo eterno amore