N.42



Psiconautilus

[015.026]

Chi si ricorderà di noi,
delle aride carezze del sole,
dei languidi baci di un’estate.

Di quando abbiamo fatto
a gara col risciò
e fra strade e strade
abbiamo sfriciato
le auto parcheggiate,
spaccando il silenzio
come vetro di cattedrale,
spaventando tutti,
soprattutto noi.
Di quando, riempiti i secchi,
le bottiglie, i sacchi,
ci siamo svuotati
addosso furia e acqua di mare.
Di quando in equilibrio
su piccole bare,
su indocili onde,
abbiamo inventato
una guerra navale
e trattenuto i giorni
per non lasciarli tramontare.

Cosa resterà dei momenti perduti,
delle serate improvvisate
gettate a caso, senza niente da fare,
di quei desideri mai avuti
quando piangevano le stelle
e il vuoto della sera ci faceva male.
Conserveremo forse sotto la pelle
qualcosa di originale,
nelle tasche di una vita,
in quel buco dentro al petto
che chiamiamo memoria condivisa.

I cocci delle notti,
gli scherzi, le botte,
le corse, le sbronze,
le albe, i tramonti,
gli acquazzoni tardivi,
le gare e le partite,
gli insulti e i furti,
le schiarite sul lungomare,
nel buio delle sere
tutte quelle canzoni
che ci intristivano
e che ci facevano cantare.
L’attesa del futuro:
quell’ombra furtiva,
psicodelica, atterrita,
che incombeva su di noi,
paziente, a vacanza finita.

Che cosa ricorderai poi,
il prossimo Settembre,
quando la ruota del cielo
avrà fatto un altro giro.
Sarà forse un grigio velo
sceso sopra al tuo viso,
quella stessa malinconia
che viene a fine stagione.
Sarà forse la carezza del ritorno,
una linea d’orme sullo sfondo
a ricordarti che nessun’amore
è mai davvero speso inutilmente.

No, non avrai bisogno di ricordare:
nell’anima del presente
rivivono per sempre
le memorie più felici
d’ogni nostra estate.