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Mi terrò lacrime al tuo sapore…

La prima cosa che ho fatto
tornando in ufficio
dopo il tuo addio
è stato prendere la tua fototessera a cui parlavo ogni giorno
metterla dentro al libro che mi ricordava il nostro primo Natale insieme
chiuderci dentro il segnalibro che hai creato per me
e riporre tutto dentro un cassetto chiuso.

Speravo di non vederti più.

Poi,
in un angolo,
ha fatto capolino il tuo aquilone
a ricordarmi che arriverà la primavera
e il sogno di vederci insieme
in spiaggia
con te ad insegnarmi a farlo volare
non si compirà.

Allora
ho pianto forte
senza far uscire neanche una lacrima
perché il loro sapore
oggi
è il tuo
e se non dovessi avere più niente da te
terrò almeno questo ricordo…

Non ora. Non così.

Sono qui nell’ora più buia della notte
perché vorrei parlarti
e dirti quello che di giorno
non riesco a confessarti.

Mentre penso a quali parole mettere in fila
sento che quelle domande
posso rivolgerle a me
per primo
e così sono rimasto
nuovamente
muto.

Avrei voluto chiederti
come hai fatto a ritornare in quella casa
dopo esserne fuggita per ben due volte in un mese
senza ottenere mai alcuna rassicurazione
…poi ho pensato a me che sono almeno dieci anni che fuggo…

Vorrei chiederti
come fai a preoccuparti della salute di chi
alla tua salute
non ci ha pensato
umiliandoti
e offendendoti
…poi ho pensato a me che per un anno ho rincorso un fantasma…

Avrei voluto chiederti se ci avevi pensato
che andando via avresti segnato una doppia fine:
la vostra
e la nostra.
E appeso nuovamente al telefono
solo in cerca di te
si è aperto uno squarcio nella tua corazza
e hai scritto
“””…non ora… non così…”””
ed ho pensato che già sapevo tutto…

L’ora è arrivata
mia dolcissima
perché già mi tieni lontano
addossandoti la colpa
di aver sbagliato peggio di lui

E solo così avverrà
perché sei al bivio più duro:
tornare a casa vostra e certamente non con me nel cuore
oppure andare oltre
e ancora non con me
che non sono mai stato un’alternativa.

Il vostro non è stato un addio netto
un taglio profondo
e neanche il nostro lo sarà.
Sapremo solo rinunciare piano piano
“””…oggi meglio di no…, vediamo domani… non me la sento…”””
E nelle ore che passeranno
scaveremo un solco
che non potrà essere più colmato.

Alla fine riproverai, lo so.

Non ora… non così…

…dalla caverna…

Ti parlo dal fondo di questa caverna
dove mi hai costretta a rifugiarmi

Tu non mi senti
ma le rocce che ti somigliano
sento che mi ascoltano

Roma – 18/12/1998

Wagner mi sta facendo sognare.

Vedo i miei dipinti,
quel colore
che non è ancora sul pennello
ma solo nel mio cuore.

Vedo i miei libri
milioni e più di poesie
sempre cariche di quest’anima tutta.

Sento l’acqua che ti bagna
– queste note mi fanno piangere –
e con gli occhi
corro
su ogni cosa di questa stanza
di questa casa
sulle persone che ti stanno intorno.

Sono arrivato con la calda luce del pomeriggio
ma adesso vado
perché domani non ce la farò.

Che siano le stelle,
tutte invidiose
e la luna
a farmi compagnia
e non più il tuo viso,
triste,
come quel binario
domani.

Ritorno nel mio guscio
nel mio (s)confinato universo
che mai
esplorerai del tutto.

E adesso non stupirti
se dalla tua bocca
esce “””Ti amo, piccolo uomo…”””
Queste spalle che vedi
hanno orecchie sensibili
e le lacrime,
quelle che nascondo,
anche loro ti amano.

Ti chiedo Scusa

Ti chiedo scusa
Amore
se non sono stato all’altezza
del tuo cuore,
perdona
se puoi
la mia debolezza

Volevo accoglierti
come sognato
e invece
ho lasciato
che i più vili sentimenti
invadessero
i nostri territori

Concedimi un’altra possibilità
ti prego
e non ti deluderò
te lo giuro

Saprò farmi attento silenzio
quando lo vorrai
Saprò farmi abbraccio caloroso
quando ne avrai più bisogno
e ombra
quando non vorrai vedermi
Saprò cogliere dai tuoi occhi lucidi
ogni significato
e dalle tue labbra tremanti
ogni promessa

Educami all’Amore
fammi tuo allievo
fammi tuo figlio
tua metà

Non chiedo altro in questo Natale… sei stata il regalo più bello…

Come non vivere la vigilia

E’ la vigilia del nostro incontro più atteso.
Dovrei essere eccitato,
dovrei essere sognante e tutto verso domani

invece sono stato di malumore tutto il giorno

invidioso del tuo tempo non mio
della compagnia che non ho avuto
preda delle fantasie che non mi hanno visto protagonista.

Ho aspetto quest’ora per rimanere solo
e alla fine ho maledetto esserlo

Sopporto tutta questa normalità
e felicità
come se fosse una condanna all’ergastolo
una vita non scelta
quando invece io c’ero
mentre tutto girava e andava in questo verso
ma non in questi versi.

Io c’ero maledizione
e non so più chi incolpare.

Guardo il telefono
sperando di trovare un messaggio sbagliato
e questa attesa
è la prova della mancanza di Amore
la conferma che il mostro che tento di nasconderti è sempre lì in agguato.

Un giorno dovrò lasciarti
per evitare di mangiarmi tutto il buono che sei
e lasciarti senza niente dentro
come me.

Ieri ti aspettavo… e domani che succederà?

Ieri ti aspettavo fuori dalla scuola.
Ogni secondo era un’eternità
ma tu eri a casa
a vivere la tua normalità.
Ho ammirato con ansia crescente
le nuvole
bianche e perfette
immobili nel cielo,
io
piccolo uomo imperfetto
instabile mentalmente.

Oggi ho voluto correre sotto l’acqua
per credermi un eroe
ma neanche questo è servito;
la verità è che mi sono pentito.

Da decenni sogno la morte di mio padre
per interpretare l’orfano
o la morte di Lei
per interpretare il vedovo
o la morte dei miei figli
per vivere finalmente un dolore tanto grande
da giustificare questo vuoto immenso
che certe volte sento.

Questo buco in mezzo al petto
che riempio di fantasie erotiche e parole e sigarette e viaggi e baci rubati,
questo buco in mezzo al cuore
di cui non conosco l’origine
come una cannonata esplosa da vicino ma al buio.

Chi cazzo ha sparato?
Eh?
Chi la voleva tutta questa finta felicità?
Eh?

Da settimane vorrei solo dormire altrove
fare l’amore con Te
sostituire la mia vita
con la sua
ma è solo energia sprecata
fiato esalato a vuoto.

Il mio cuore brucia
come il fuoco nel mio caminetto adesso:
mezzo spento e senza calore.

Guerra di campagna

Il mio cuore (com)batte
attraverso le sbarre
delle finestre rotte
e non può comporre
senza vedere la luce.

Una donna, sola, cuce
piangendo i figli lontani
ormai non più umani.
Ama ricordarli piccoli
coi capelli riccioli
e non soldati
coi capelli rasati.

Sorride all’usignolo
che con il suo volo
il cuore Le illumina
mentre la mucca rumina,
indifferente,
l’erba secca del contadino.

CUORE I°

Niente nel cuor mi resta
sol’altro
la tua testa

Giugno

Ancora il sole tarda
ma il cuore già si scalda
nei pensieri d’Amore
di una donna
ancora in primavera.
E quando la luce tramonta
forse l’estate capirà
di venir avanti