A.149

Monologo, solo: nel buio della notte mi rassegno che mai, mai mi leggerai

12 maggio 2020
in luna calante
il 12 nella smorfia è il Soldato

Ciao Cico,
come stai? Che tempo fa là? Qua passano una notte di requie: un poco di vento che muove le foglie, il sibilo leggero dei grilli adagiati nell’ombra e una luna fioca appannata da velature rare che indisturbate le ostruiscono la panoramica sul mondo -quieto

E com’è là? Dai dimmi, raccontami un po’, mica posso stare sempre io a raccontarti cose
Anche se sì, chiaro, lo voglio
So che con te posso parlare
Perchè non puoi capire
Perchè forse avresti capito
Perchè forse avresti potuto cambiare le cose ma non hai potuto
Avendo – dovuto – andare
E ti capisco sai

Davvero, ho iniziato a capire il tuo impellente voler andare da qualche anno
Metti da quando ho iniziato a vivere un poco
Saprai.. la breve e folle avventura romana, Firenze, i Poeti, l’Arte e gli studi, le canne ogni tanto, la Libertà propugnata, i progetti senza scopo, il sentirsi in simbiosi con le cose che si decide d’amare, l’Amore per l’universo tutto pure per i suoi infimi lati più cupi -riparabili

Ma poi
Poi d’altro canto lo sai, avrai sentito credo:
il tornare, il lavoro (sì, hai capito bene), le responsabilità, le aspettative, le cose vecchie da dissotterrare, la terapia, l’incapacità di accettare, l’impossibilità di comunicare e lo stare, lo stare male, ma male da voler andare -via

A volte ci penso, di raggiungerti in qualche modo, di magari beccarci in Perù e farci un annetto bravo noi, stigmatizzati noi, pecore nere dall’indole errante -sbarrata
Di farci un periodo disteso lontano dal mondo viziato, lontano dal livore a noi distaccato, lontano da
Attese
Ostacoli
Obblighi
Pretese
Dalle rese
Continue
Dirimpetto al volere divino
di un dio
-che io e te lo sapevamo fin da subito-
altro non è se non l’insieme
di peso, di tagli, di affanni e inutili imprese

Ecco vedi, tutto quel soverchio, con magari te qui a fianco a sostenermi nelle fughe nelle canne nei programmi un poco matti nei periodi dell’ascesi negl’incoesi miei discorsi, sarebbe stato meno greve
: forse non avrei tutte queste cervicali

Vedi che comunque prima o poi ti becco
Che ne abbiamo da dirci ancora
E torneremo ancora, sotto le coperte, a guardare cartoni animati e a colorare le lampadine di camera tua impregnata dell’odore acre ma sacro del fumo

Ah, dimenticavo il fulcro:
buon compleanno,
passa un buon compleanno se puoi

Pubblicata per redenzione oggi,
nel reiterarsi di quel deprecabile 1 giugno
(esecrabile anche l’ora: 22.45)