A.23

Le mie luci

I. M.115

Lei: una pozzanghera.
Pesti l’acqua per sguazzare,
e però ci sprofondi dentro.
Se avessi guardato bene prima,
avresti visto:

L’acqua è fresca e trasparente
in quel pozzo profondo mille universi.

 

II. A.149

Lei: un flauto nel rumore
ed un fiore nel deserto.

Non ci sia per me pietà
se sono parte del mondo che le sta stretto

Due usignoli dentro lei:
uno è libero canta è felice
uno in gabbia ribolle compone

Anche le sbarre d’oro sono parte del suo canto.
Che siano distrutte e perdonate.

 

III. G.87 e D.14

Loro sono furiosi chiaroscuri
di dolcezza e coltelli
ed il grigio dell’apatia che li prende
dopo la lotta con se stessi
dura un secondo e poi svanisce:
c’è un incendio,
luci ed ombre attorno a loro.

 

IV. L.63

Lui è la spada che Amore un giorno userà
per tranciare l’appendice tumorale
che sei tu per il tuo cuore.

Nel suo riflesso tinto di rosso mi son trovato
sicuro ma non comodo,
non contento ma felice,
nell’abbraccio vitale di un fratello sulla strada.

 

V. B.21

Lei: dolce, dolce ed irrequieta
piccola scheggia dorata
smuove infilza
colpisce accarezza

E’ dolcissima e furiosa:
in quegli occhi, l’inizio e la fine.