L.87

Ogni giorno vengo a studiare nella stessa biblioteca. Ci sono sempre gli stessi bibliotecari su due turni – mattina e pomeriggio.
Mi siedo allo stesso tavolo nella stessa saletta.
Ci sono le stesse due sedie e lo stesso divano rosso sdrucito.
Mentre ne scrivo mi giro a guardarlo perché mi rendo conto che, sebbene passiamo insieme otto ore al giorno, non mi sovviene di che materiale sia fatto.

Sembra pelle sintetica.

Ogni giorno esco a sgranchirmi le gambe.
Ci sono tre strade per arrivare al bidone dell’umido dove butto la buccia di banana o il torsolo di mela che mangio per merenda. Vengo qui sei giorni su sette, quindi ogni strada può essere percorsa due volte a settimana. Del bidone dell’umido non posseggo la chiave, ma il coperchio si solleva abbastanza da permettermi di buttare la buccia o il torsolo.

Non consumo altra frutta.

Torno nella saletta e mi siedo nella stessa posizione di qualche minuto prima, e del giorno prima ancora. Intorno a me sempre gli stessi libri – è la sezione dedicata ad arte, architettura, scultura, lavori e creazioni manuali, pittura, musica, mi fermo, sto leggendo dagli scaffali, nessuno prende in prestito questi libri.
Ogni giorno sono circondata dagli stessi identici oggetti del giorno prima, e dalle stesse identiche persone, ed eseguo le stesse identiche azioni nello stesso immutato spazio.
Mi siedo mi chiedo ti chiedi come occupo il mio tempo? Cosa faccio, se mangio, come sto, se dormo?

La risposta è tutta qui, in quei sette centimetri che mi permettono di buttare un torsolo.