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Cahier de doléances

Perduto il filo del discorso,

dispersa in metri cubi d’acqua scura

il mondo cornice pesante

da sempre sfogo interiore

diventa macigno altrui, condensa

emozioni e sfoghi, non adatta

a te? al mondo? ad amare? a me?

 

Cinque centimetri per respirare

il soffitto è basso e la stanza colma

 

le mie piante, i miei libri, la mia arte, il mio amore

il mio giorno, la mia luce

 

Tutto annegato, sommerso, morto, evaporato, disidratato, seccato, bruciato

 

un quadro enorme e una cornice stretta

tanto da dire ma la gola secca

 

Un falò sott’acqua, il mio cuore

si spegne

 

l’ultimo regalo di una candela profumata

odore di bruciato

 

forse ho aperto gli occhi

forse ho chiuso il cuore, serrato

esploderà nel petto

 

io il sentire non lo so contenere.

 

 

 

 

l’acqua straborda

intrise le pareti

sfonda le finestre

 

La stanza si svuota

Ma ormai è tardi.

Il (vero) Maratoneta

34.932 volte…

Ecco quanti SI ha detto ieri il mio Cuore.

Tre ore e mezza in cui ho attraversato tutti gli stati emotivi

mentre lui pensava a portarmi avanti.

Infaticabile lavoratore

mi ha spinto leggero

nel cuore della Bellezza

e mi ha sorretto quando tutto il resto ha smesso di funzionare.

I suoi amici

lo hanno via via abbandonato:

i piedi, le cosce, le anche… in un salire decrescente di fatica

tutti gli si sono messi contro

ma lui non ha mollato.

…pum.. pum… pum…

Anche quando io gli ho sussurato

“Basta, ti prego…”

lui ha guardato ancora avanti,

sapendo dove volevo davvero arrivare,

nonostante le lacrime che spuntavano,

e mi ci ha portato.

Dopo il traguardo mi ha guardato,

ha sospirato

e prima di riposarsi,

tra un battito e l’altro,

mi ha detto:

“Hai visto? Ascoltami sempre… andrà tutto bene….”

e non ho saputo dargli torto.