Poesie

La prima cosa che ho fatto
tornando in ufficio
dopo il tuo addio
è stato prendere la tua fototessera a cui parlavo ogni giorno
metterla dentro al libro che mi ricordava il nostro primo Natale insieme
chiuderci dentro il segnalibro che hai creato per me
e riporre tutto dentro un cassetto chiuso.

Speravo di non vederti più.

Poi,
in un angolo,
ha fatto capolino il tuo aquilone
a ricordarmi che arriverà la primavera
e il sogno di vederci insieme
in spiaggia
con te ad insegnarmi a farlo volare
non si compirà.

Allora
ho pianto forte
senza far uscire neanche una lacrima
perché il loro sapore
oggi
è il tuo
e se non dovessi avere più niente da te
terrò almeno questo ricordo…

Non ora. Non così.

Sono qui nell’ora più buia della notte
perché vorrei parlarti
e dirti quello che di giorno
non riesco a confessarti.

Mentre penso a quali parole mettere in fila
sento che quelle domande
posso rivolgerle a me
per primo
e così sono rimasto
nuovamente
muto.

Avrei voluto chiederti
come hai fatto a ritornare in quella casa
dopo esserne fuggita per ben due volte in un mese
senza ottenere mai alcuna rassicurazione
…poi ho pensato a me che sono almeno dieci anni che fuggo…

Vorrei chiederti
come fai a preoccuparti della salute di chi
alla tua salute
non ci ha pensato
umiliandoti
e offendendoti
…poi ho pensato a me che per un anno ho rincorso un fantasma…

Avrei voluto chiederti se ci avevi pensato
che andando via avresti segnato una doppia fine:
la vostra
e la nostra.
E appeso nuovamente al telefono
solo in cerca di te
si è aperto uno squarcio nella tua corazza
e hai scritto
“””…non ora… non così…”””
ed ho pensato che già sapevo tutto…

L’ora è arrivata
mia dolcissima
perché già mi tieni lontano
addossandoti la colpa
di aver sbagliato peggio di lui

E solo così avverrà
perché sei al bivio più duro:
tornare a casa vostra e certamente non con me nel cuore
oppure andare oltre
e ancora non con me
che non sono mai stato un’alternativa.

Il vostro non è stato un addio netto
un taglio profondo
e neanche il nostro lo sarà.
Sapremo solo rinunciare piano piano
“””…oggi meglio di no…, vediamo domani… non me la sento…”””
E nelle ore che passeranno
scaveremo un solco
che non potrà essere più colmato.

Alla fine riproverai, lo so.

Non ora… non così

Memorie di Siü -vol.2

Ricordi di un vissuto, il mio, il nostro.
La sveglia delle 8
Il bar Angela che fa da supporto al palazzo,
punto di riferimento
per chi di lì a poco
suonerà alla porta di casa.
Antonio e le sue innumerevoli fotocopie,
perlopiù regalate,
come a voler ripagare i saluti
e i sorrisi
che erano conseguenza spontanea
del mio passare e ripassare di lì.
Il venditore di calza,
di cui non conosco identità,
e i suoi commenti,
volti a sottolineare il mio essere sportiva.
Piazza borsa, via Roma e Mergellina.
Le corse in compagnia di Guccini come sottofondo,
lo sguardo rivolto verso Posillipo,
la voglia di raggiungerla
e le lamentele nel dover poi tornare indietro, lasciandola alle mie spalle.
Piazza Plebiscito e la sua grandezza,
quell’apertura sul mondo,
fatta di un via vai incessante di gente,
e la scomodità
di stare seduta al centro della piazza,
i ragazzetti e un pallone,
a volte deviato, altre no.
Via Chiaia e la Feltrinelli,
i pomeriggi persi
tra un libro di de Andrè e vinili.
I sensi di colpa, di tanto in tanto,
finivano per farmi avvicinare
ai compendi di diritto,
trascorrendo lì l’intera giornata.
Piazza del Gesù e le sue vinerie,
San domenico e una birra,
piazza Bellini e tanto tanto alcol.
Cammarota e i suoi indimenticabili Spritz.
La musica, il divertimento,
la spensieratezza e le condivisioni
con chi non avevi mai visto prima.