Poesie



Abandon Motel

Sogno elettrostatico,
per la stanza occhi indugiano,
senza guardare scappano.
Il buio ha contorni simbolici
di neon e raggi catodici,
al calore delle nostre ceneri
abbiamo bruciato sigarette
e le tendine rosso nylon
dell’ultimo triste motel.
Nel lavandino tracce di saliva,
sangue secco nello scarico,
l’acqua del water ha portato via
anche il ricordo alcolico
del litigio dentro al bar.
Siamo stesi muti, esausti,
fissiamo il vuoto dentro,
fra le ombre del soffitto,
fra tenerezza e pentimento,
su zampe lisce di ragno
un dubbio nero è venuto giù.
Questi poveri corpi aridi,
queste voglie innocenti
che arrivano e ci uccidono,
sono le catene d’un patibolo,
vittime designate ridono,
notti di tradimenti attendono.
Resteremo terre desolate,
incontri impunemente casuali
all’incrocio di letti fradici,
egoisti noi, bambini abbandonati
nei parcheggi dei supermercati
da genitori in overdose di libertà.

☄️

Ho il tempo di guardare
la ceramica cadere
senza poter prevedere
i sentieri
che le crepe sceglieranno di percorrere
per liberare i cocci
dalla forma
che ha significato
solo per i liquidi
che una volta la riempivano.

Per la fretta che ti mettono
in cassa al Lidl
non faccio più la spesa,
lo sanno benissimo che non c’è spazio per avere tempo.
Ma pagando con il rame
non recupero il tempo
che mi servirebbe
per riempire,
in modo ordinato,
le buste biodegradabili
che si romperanno
se provo a correre.

Il timore per la cometa di Halley porta le turiste, dopo il sesso, a voler comunque vedere la città.
Altrimenti non serviva prendere un aereo.

Chiedimi scuse.

Perché non lo vedevo
Perché non lo volevo
Perché non lo sentivo
Perché non mi ascoltavo
Perché non ci pensavo

Perché non mi curavo
Perché non ti cullavo
Perché non ti ignoravo
Perché non ti prendevo
Perché non mi stringevi

Perché non prevedevo
Perché non mi opponevo
Perché non mi ostinavo
Perché non ci credevo
Perché poi non restavo

Perché alla fine partivo
Perché mi ricostituivo
Perché poi sorridevo
Perché finalmente respiravo
Perché vivevo
Perché quindi tornavo

Perché restavo
Perché nel cuore soffrivo
Perché tremavo
Perché cambiavo
Perché ti spingevo
Ti strattonavo
Ti bastonavo
Ti sminuivo
Ti sgretolavo
Ti spezzettavo
Perché non morivi
Perché in realtà, lentamente, ti spegnevi

Perché anche tu soffrivi

Perché non me lo perdonavo
Quanto ti odiavo
solo perché ti amavo

E adesso?

Vi si guarda in faccia

Vi si guarda in Faccia,
logoranti dal passato, mangia anime senza etica, predicatori e predicatrici del bene indotto da un sistema scarnante della vostra stessa vita,
passate inosservati,
celati dall’amabile che apparite.

Vi si guarda in Faccia,
abbagliati dalla vostra propensione nel mascherar quel che siete.

Vi si Adora, e voi ne ripagate nutrendovi di tutto, rigettando l’indubitabile avanzo dopo esservi imbottiti.

Vi si guarda in Faccia,
scherniti dalle vostre debolezze, trasformate ora in falso vigore,
ci lasciate a morire dissanguati da un amor che solo inganno era.

Ma che colpa ne avete, vergini vittime.

Vi si guarda in Faccia,
seppur con lacrime nascoste,
Vi si Sorride.