Poesie



Li dove non è permesso guardare neanche a Dio

L’agente del karma è venuta a trovarmi stanotte
aveva un corpo bellissimo e un fucile carico
Dice che morirò sognando il sud america
O qualche altro perdut’amor che è meglio non dire

Li Dove non è permesso guardare neanche a Dio
Si piange in atti di debolezza e ingannevoli fioriture
Si cammina scalzi lungo un destino ridicolo
E Si dorme male ma sullo stesso cuscino

Le tue unghie in mezzo al cielo della mia schiena
Accompagnavano il temporale esploso dal nulla
Eravamo solo un respiro trattenuto
Un Prepararsi a ricordare

Creature impaurite approdate in una favola
Dove tutto è maledetto dove tutto è bellissimo
Un animale morente strapazzato a terra
Che esiste solo nei sogni dei poeti del sud

La fine ci è stata sempre vicina:
Un bisogno di sventura a mitigare la gioia
Un paesaggio della sua adolescenza
Un tramonto pieno di trappole per volpi

Psiconautilus

[012.279]

Sotto ombre di platani, lacrime di foglie,
passeggiare come distratti, sguardi tesi,
raggi di sole negli occhi, tènere le voglie,
mi guardi e non parli.
Sfidare l’imbarazzo con discorsi di cicale,
tentare sorrisi, raccontare storie inventate,
fermi il mio cuore quando ti fermi sul viale,
mi parli senza guardare.
Come dolce è questa stagione a maturare,
come sciogli petali secchi dai capelli,
ciocche di miele, dita sottili come spine,
le tue labbra, i fiori più belli.
Come amaro è il sapore della tua voce,
mentre ti ascolto strappare via parole,
frasi semplici, l’uso crudo d’un pronome,
desiderio d’avere il coraggio di scappare,
il mio silenzio, una tomba senza nome.
Hai inciso i nostri nomi senza coltelli,
il mio petto un tronco morto, un cuore,
una freccia e una brutta data da scordare.
Hai inciso un punto nella coscienza,
strade che si biforcano, carezze amare,
la certezza d’essere una persona diversa
da quello che s’aspettava il mondo,
una voglia mai sazia di tornare ad amare.

VOLEVO INSEGNARTI AD IMPROVVISARE

volevo insegnarti ad improvvisare
ma hai tagliato le tue ali
non puoi volare
predichi bene dall’alto dell’altare
del tuo alveare
regina del focolare
un tiepido e timido fuoco
che non scalda
tutto è già programmato
tutto scritto e già letto
genuflessa come una preghiera
impara a memoria ogni pensiero
non c’è fantasia
in una esistenza aritmetica
svanita la filosofia della gioventù
quanti fallimenti dimenticati in mezzo ad un sussidiario
d’una vita d’ azzardo