Poesie



riflessioni sulla liquidità sociale

Le regole standardizzano il comportamento, lo rendono prevedibile e fanno quindi sì che le persone sappiano come procedere, e possano prevedere le conseguenze di ciò che fanno. Assenza di regole o regole confuse rendono difficile o impossibile portare a compimenti compiti e progetti e persino riuscire a seguire lo svolgimento normale della vita. Senza norme la vita è solo dubbi e paure. In questa condizione di incertezza debilitante, l’individuo inizia a cercare spasmodicamente certezze per liberarsi dal dubbio e finisce per accordare fiducia a tutto ciò che promette di assumersi la responsabilità di dargli delle certezze. Nel mondo contemporaneo, un mondo liquefatto, il processo di disgregazione delle certezze è già in stadio avanzato.

Al problema dell’organizzazione dei mezzi per raggiungere i fini, si è sostituito il problema di scegliere i fini, fra le tante possibilità esistenti e fluttuanti intorno. L’assenza di solidità, di progetti, di fini condivisi lascia gli individui prigionieri di una libertà incapacitante. Il mondo è un tale insieme di opportunità in movimento, continuamente nate e sfumate, che diventa impossibile orientarvisi e coglierle effettivamente.

Nella modernità liquida l’effimero trionfa sul duraturo, la prospettiva dell’istantaneità su quella dell’eternità. Conservare a lungo qualcosa è segno di privazione, cambiarla, aggiornarla, sostituirla, rinnovarla, è invece segno di ricchezza.

«Un osservatore cinico potrebbe dire che la libertà giunge quando non è più importante. C’è uno sgradevole aroma di impotenza nella gustosa pietanza della libertà cucinata nel calderone della individualizzazione; una impotenza avvertita come ancora più odiosa e frustrante se si pensa al potere che – si riteneva – la libertà avrebbe conferito»

ho il cuore annodato

 

uno di quegli intrecci che ero solita osservare nei grandi poster enciclopedici per marinai.

pensa che uno di loro condivide il mio stesso sangue.

aveva le unghie sporche di nero, i calli nelle giunture tra il palmo e le dita e soleva osservare il mare con fare distratto, lo sguardo perso all’orizzonte e il cuore in palpitazione.

non credo lui avesse nodi, o quantomeno, essendo un marinaio, chi meglio di lui era in grado di farli e disfarli?

chi conosce il meccanismo dei suoi errori è anche in grado di rimediarvi… ma se l’ulcera che ho nel cuore è lì per mano altrui, come può la vittima del misfatto risanarne i lembi sgualciti?

un po’ come quando, svogliata, mi alzo dal letto e cerco di rimettere a posto gli angoli delle coperte, senza davvero porvi ordine – nascondere la polvere dove questa non è visibile, ecco spiegata la mia strategia.

Psiconautilus

[040.037]

Io sono una testa di cazzo.

Ho consumato la pazienza per gente
che non la meritava per niente,
ho speso il meglio del mio amore
donandolo al primo deficiente,
puntato tutto quanto sul colore
che veniva dato per perdente.

Io sono quello che sono:
un bimbo che si finge uomo,
un idiota, un profeta pazzo,
un illuso, un cretino totale.

Sono una testa di cazzo,
non piangete al mio funerale:
“Non cercò virtù, né gloria,
solo una pira su cui bruciare”.

Perché ho scelto di farmi annoverare
nel club degli sconfitti della storia,
sono una testa di cazzo: lasciatemi stare.

a Sofia_ pt.1

Quando la cerco senza pretese

di riscuotere un accenno di replica,

stimolando il consumo delle sue difese

debellandole in maniera sistemica,

perdonami.

Quando invoca da me il rispetto

reo di non garantirlo,

quando recito il medesimo sonetto

disattendendo un impegno che prometto

e non conservo,

perdonami.

Quando misuro le retoriche del passato

incatenato al faro come un condannato,

quando usurpo il suo silenzio

divampato sui rivestimenti del mio tempo,

quando resto prigioniero della mia illusione

sconfessando un’eventuale evasione,

perdonami.

Per lo spalancare mio di quella porta

esibendomi sul “viale dell’amnesia”;

per l’inchiostro che ancora una volta

si tinge di lei nella mia grafia;

per essere stato cosciente

nel conferirle il vertice della poesia

perdonami.

 

Per non disporre di alcun ingrediente

nel presentarmi a te dignitosamente,

accoglimi.