Poesie

Malcom & Marie

Non so come hai trascorso
l’ultima ora della notte di ieri sera.
Non so cosa hai mangiato per cena
ne come è andata con lui…
Non so a cosa pensavi
ieri pomeriggio
tra le 14 e le 15
quando eri a casa
ed io qui in attesa.
Non conosco tutto il tuo passato
e
sono fuori
da molto del tuo presente.
Ma ieri sera
ho scoperto che non mi interessa più.
Non voglio più impegnare il mio tempo
a cercare di conoscere dettagli,
momenti che non mi appartengono.
Probabilmente
anche se tu me li raccontassi
non riempirebbero alcun vuoto.
Io,
nonostante questo mistero
e forse proprio grazie ad esso
devo cercare
voglio diventare
il migliore uomo che tu abbia mai avuto,
ogni giorno.
Solo così
non penserò più a come riempire quel vuoto.
Solo così quel vuoto smetterà di essere tale.

Sono stato un bene.. sono stato un male

Forse è presto per dirlo.
Siamo ancora immersi in noi
per poterci definire
ma tenterò di farlo lo stesso
per te, per me…

Perchè sono stato un bene:
avevi bisogno di sentirti amata come meritavi;
di essere desiderata come sognavi,
hai ritrovato una dolcezza dimenticata
fatti di gesti semplici
ma continui e gratuiti,
un Romanticismo che avevi abbandonato
per conformarti ad una durezza che non ti appartiene.

Perchè sono stato un male:
per seguire quel sentiero
hai mosso passi che non avresti voluto fare
e sensi di colpa si sono gonfiati in te
quasi a soffocarti certe volte.
Ogni giorno passato insieme
ti ha fatto confrontare con te stessa
con limiti imposti dal passato
e quando ti incalzavo
sentivi di essere in un angolo
in cui eri a disagio…

Certe volte una normalità dolorosa è meglio di un cambiamento di cui non si conosce l’esito.

Io lo so.

Ma io non sono nè bene nè male.
Io sono solo un uomo
che si è innamorato di te
in una situazione in cui non si poteva
in cui entrambi non dovevamo.

Sarò stato un bene
se tutto questo nostro vivere insieme
ti porterà più avanti
ti renderà migliore
ti farà svegliare un giorno
orgogliosa di essere la donna che sei
nonostante gli errori fatti
i pensieri contrastanti
lo sguardo altrui.

Sarò stato un male
se ci saranno solo rimorsi
se vorrai dimenticare questa esperienza
se vedendomi arrivare
ti vergognerai e cambierai strada.

L’unica certezza
è che qualcosa sono stato,
siamo stati
e solo il tempo definirà i nostri aggettivi.
Io, se questa è l’ultima volta che ti parlo,
userei: rari, meravigliosi, veri e appassionati.

Se sono stato un male, lasciami pure andare
non te ne vorrò.
La tua vera felicità può passare pure attraverso il mio cadavere.

Se sono stato un bene non avere paura a dirmelo:
le tue parole, distillate con cura, mi hanno restituito una giovinezza perduta
e per te una gratitudine eterna.

Basta che resti

Un giorno mi disse: “vieni quando vuoi, basta che resti”.

Così partii.
Lasciai vecchi stracci, libri e suppellettili.
Corsi per monti e nuotai per mari,
finché approdai su un pezzo di legno secolare,
sul quale immobile stava il bivalve striato.

Cercai di rubargli meno spazio possibile.
“Mi ha detto di andare”, mi giustificai,
la voce di chi non parla da tempo immemore,
il tono di chi non ha più nulla da perdere.
Non un cenno, non un segno
dall’eterno ed immoto bivalve striato.

Senz’acqua né cibo, tremante nel vento,
alzai lo sguardo verso il cielo plumbeo:
nel tramonto, il cielo si fuse col mare,
riempendomi gl’occhi di trame dorate.

Ripartii, ed infine giunsi alla cima.
Esanime, mi lasciai cadere tra la terra rossa,
il fischio del vento mi coprì i pensieri.
Ululava forse: “basta che resti”?

Socchiusi gli occhi e misi a fuoco uno specchio sbeccato
appoggiato su un sasso.
Riflesse il mio ultimo sguardo domato
ed il guscio ormai vuoto del bivalve striato.
Dentro, in pegno d’amore, v’incisi il suo nome,
diventato epitaffio.

Posa 37 – non è etico – posticipai la risposta, perché
me sbronzo di me-aspirazione
non potevo che trafelarmela in ritardo. Ritristezza
oddio – che noia – ma io manco volevo farlo
il poeta
sai che articolo, il messere Razzolando che scoperchia
dirimpetto la platea
platealmente
la buchetta del gobbo, che sono io
– eccomi (eco, durevole sta volta) – quindi senatori e
senatroci s’alzano e s’boffocchiano qualcosina che –
non può intendere neanche il più puro dei – chè
ribadisco, sono sempre in ritardo e dai dai coi ritardi
recupero
gli anticipi e la prole che poi sono secondi spesi
bene allo scialacquo – tornate indietro – sbadiglio
matassa d’acquitrino, mi piove pure addosso
mi faccio scala col copione lacerto a quest’ora e f-
accioattempo a rammend-rammentare il titolo che
poff sono dietro le quintessenze