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Sono il giullare
della vostra insulsa
corte dei miracoli.
Sono l’effimero
l’eccesso
così patetico perché
me stesso.
Sono il rancore,
il brusio maligno
di zanzara
che ronza nell’orecchio.

Ascoltami.

Tu vomiti
nel mio cervello
discorsi ovvi
e senza senso.
Una sola misura
voglio ci divida:
il silenzio.