Giochi di rime ed assonanze
per alleggerirmi, incapricciarmi
nel bel gusto, nel gesto vano,
li lascio ad altre stanze
ad altri luoghi rimando ora la ricerca
del piacere personale – di personale –
senza fine o fine a se stesso
– che è lo stesso – di getto oggi rimetto
a me stesso solo il mio dolore.

Dolore circoscritto.
Un abbozzo di dolore.
Circoscritto e rotto.
Un arabesco stanco.

Ed intanto che io scrivo,
vale puella, vale,
la prendo io la via che fa più male
che passa retta dal cuore e s’allontana,
mi nascondo nella tana
dei miei timori insani,
dei miei sani languori,
nei dolori stanchi delle gambe lente,
delle anche,della schiena sghemba,
nell’animo dolente,
nell’insonnia eterna
del sognatore.
Che non ha pace,
che sogna pure quando parla
e quando tace e quando vive
perdendosi nel sogno vivo
del suo innamorato gioco,
nel voler dipartire per un poco
senza perire per davvero,
troppo impegnativo.

Piuttosto abbandonarsi
e sognare di morire.