Pausa. I colori della mattina
hanno ben poco a che fare
col disgusto del palato.
Coppie d’uccelli periferici
appesantiti dall’odore di vecchie travi,
di cumuli arsi, non migrano, vanno
delineando il limite delle mani tese,
rugose e secche del paesaggio, alberi sparsi.
Qui l’inverno è un vecchio gentile d’aspetto
il cui pallore ancora riflette luce e tepore.
Chiamo oggi gaiezza lo stupore che affiora
fioco, d’un poco, nel resto che dorme.