Ho questo che è incolmabile.
Una solitudine costosa può fare grande il cielo
Questo è il prezzo, contraltare silenzioso
di un candido sbiancare.

Tutto questo attendere, attendere

che solo colma il vuoto
Attendere s’attende, tutto s’attende
l’arco pur si tende

la freccia non ritorna
la notte non ingiorna.
Preferisci che nasconda
il navigante il navigato umore
Che non trova mai la sponda?

(Ti ho letta ne riflettere incostante
Della luce nelle quattro settimane.
Ti ho letta nel ruscello.
Dormiente, ero io, eri tu la dolce Ofelia?)

Ricordo ancora le ginocchia doloranti.
Ahi ahi ahi, livide d’amore.
D’amore e pietra.
Dolcezza e spigolosi urti.
Ecco ciò che assieme non dà pace.

–  Sono io che sono troppo che volendo troppo poco
Vuol anche dire. Ma più troppo che straripa sono,
che tracima e s’ingarbuglia. –

–   Eppure, è l’evidenza, il tuo canto è più pulito.
Attraversa senza vetro la luce la finestra,
questo vorrei dire. Le note son precise. –

–  E sai anche quant’è complesso lo spartito,
quanto è lontana la nota che ricerco?
La nota è verde, si chiama la Speranza.
E sai cosa altro ci vuole per colmare tutto quanto? –