Accetterei ben volentieri
un macigno di dolore eterno
sulle palpebre funebri
ma qui sguazzo nell’indifferenza,
qui mi nutro alla fonte dell’apatia,
io, ramo smunto nella penombra della sera,
rimembro lo splendore della clorofilla
che un tempo mi percorreva,
mi sconquassava da capo a piedi.
Non resta nulla di quell’antica leggerezza,
il pallore dell’indolenza s’insinua
sotto le ossa,
proprio lì,
dove sembra impossibile scrostarlo via