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VIALE

Temo che il sole scappi
dietro il palazzo che non raggiungo.
Al di là della strada
la sua facciata decadente
mi sorride.

Conosco
il sentimento di varcarne la porta
ricordo
i pavimenti
levigati e senza attrito
rimpiango
i corridoi intricati
dove si gioca la vita
mi nutro, a volte
degli odori che promanano dalle sue cucine
saluto
le comari affacciate ai balconi
mi illumino
con le luci delle sue finestre
e indugio.

Il sole si muove svelto
io resto qui
ad anelare di raggiungerlo
prima che dietro di lui fugga.

Dall’entrata mi separa
l’impercettibile intervallo
tra due rintocchi:
il primo
è una nota intonata
al coro del mondo,
l’altro
mi stona dentro
al ritmo solitario del cuore;
in mezzo
un solo momento muto,
un impercettibile solco
misurato
diventa voragine.

Del sole resta oramai un’aurea fioca
la sua facciata decadente
l’unica che conosco
mi sorride.