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Mi sfugge l’errore in quiescenza, da cui
dipese – è chiaro, ma –
il crollo del grande impero. Riposo,
torpore, inattività,
un sonno pare eternamente suo.
Fin quando causa-effetto, il battito di
ciglia del leggendario elefante, l’errore
– che da qui fino ad ora, sarà noto come
va-ni-fi-car-SI
torna a presentare il conto di generazioni ingannate.
Il procedimento funziona puntuale,
senza che nessuno versi l’olio
copioso fra i denti. Così la sabbia
scorre in basso e l’acqua di nuovo
in alto e le esistenze si ammucchiano
murrine.
Così la mia, stilla silicea.