72 copioni sul mio tavolo

72 copioni sul mio tavolo.
72 parti.
Come mazzi di carte,
disordine da ogni parte,
commedia dell’arte,
che metto da parte.
Nasce in me un dubbio,
un quesito.
Rimango basito.
Non dico il dubbio,
troppo scontato.
Butto 6 copioni,
arrabbiato.

Pausa ad effetto,
colgo l’attimo,
butto altri 10 copioni,
in un battito
che accelera, meschino.
Altri 3 copioni sotto al comodino.
Sono un attore,
decoro lo sguardo
di chi mi circonda,
lascio cadere altre 4 carte.
Le raccolgo e le lancio,
più lontano,
le guardo laggiù dietro la mano.

Altre 11, bagnate,
si sciolgono,
scottate,
da me e dalla verità,
mangio 2 copioni
in velocità.
Ne rimane la metà,
meglio sbrigarsi,
ne strappo altri 6 sparsi.
Fa male perdere un amico,
ne perdo 3 davanti a me,
1 alto, 1 medio e 1 basso.
Cos’è questo fracasso?

Sento battere,
con strazio,
un pezzo di manzo,
che mi rimbomba
tra petto
e schiena.
Non fare così,
le loro idee,
sogni, difetti e
posture. Son loro.
Non ci pensi a me, cuore?
Sei così grande da esserti
dimenticato.

Sei cresciuto troppo,
non me ne sono accorto.
Lo avrei impedito.
Muovi tu ora, questa mano
mentre sfoglia,
giri questa ruota che mi investe.
Vittima stupida di un errore,
morto,
ucciso dal proprio cuore.
Come un vero attore.

Rimangono 22 amici lì sul tavolo,
sepolti da empatia,
e melodrammaticità.

A.192