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Buono il tè?

Come se avessi già vissuto
una vita come quella che mi ronza
nei frammenti di memoria
sparsi nel disordine della mia testa.

Come se fosse già finito
– senza che nulla fosse iniziato –
splendidamente,
e ne senta ora i rimasugli di qualcosa
che mi manca,
che ho perso
e chissà dove ritroverò.

Come se avessi cinto il mio corpo intorno al tuo,
senza che sia mai accaduto,
eppure sento ora il profumo di quella tua felpa
mescolarsi al mio,
e ai nostri odori
che hanno infuso stanze e stanze
come bustine di un tè
che d’improvviso smetti di comprare.

Lo sai che qualcosa ti manca,
non bevi più quel tè,
hai messo da parte quella routine
che turbina ora negli abissi profondi
della clessidra del tempo assoluto.

Eppure quel sapore amarognolo c’è lí,
tangibile, come se potessi toglierlo
dalla bocca per vedere com’è per davvero,
per darne una forma,
averne un’idea non platonica.

Ma non c’è stato mai nulla,
è il mio vagare in aree non terrene
– dove i passi generano radici superficiali –
a fissarmi qualcosa nel corpo,
a sostenermi tra la realtà e il sogno
quando questi sono come il mare e il cielo di notte.

Chissà quale sarebbe quella bustina di tè.
Me lo chiedo e credo… credo di conoscerne l’aroma.