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chiudere per sempre la ferita sospesa

Si può ancora lavorare sulle ferite fintanto che sono aperte
e perciò dimenticati, anzi dimenticami.

Dimentica di noi due sul lungomare, tu sbronzo e io impaurita, dimentica di quando mi chiamavi alle 3 di notte per venire a dormire da te, poi dimentica di quando ti ascoltavo con gli occhi lucidi i tuoi discorsi privi di un contesto logico. Dimenticati di quando mi parlavi della tua mamma, dei suoi problemi e della tua angoscia, soprattutto dimenticati quando mi chiedevi come ci sente a stare male. Dimenticati di me, della mia disponibilità, della mia paura di non essere abbastanza ogni volta che ti vedevo e della cura che avevo nel trattarti. Dimenticati quando io ti allungavo le sigarette e tu mi passavi la birra, ti prego fammi fuori e dimenticami. Ricorda piuttosto quando mi trattavi male, quando mi vedevi e neanche mi salutavi, quando mi sminuivi, non mi ascoltavi, mi trattavi da pezza, un ammasso di pelle da usare, scopare, ridurre in poltiglia e lasciarla andare sul ciglio della strada. Ricordati tutte le volte che abbiamo dormito di spalle, le coccole che non mi hai mai fatto e l’affetto mancato.

chiudi per sempre la parentesi aperta, l’interrogativo senza risposta.