D.37

La tua sciarpa al vento salutava.
Al languore rosso d’un bicchiere
raccontavi di architetture astratte,
di amici sospesi, di cavalli pezzati,
d’una tempesta terribile
in cui tutti si sarebbero
rifugiati in te.
La tua sciarpa al vento tremava
e così pure i tuoi capelli,
affatto abituati
al vuoto padano umido,
ai discorsi poetici interrotti
e ai portici poetici da ubriachi.
Di quella settimana frenetica
hai lasciato macchie di vino
sulla pelle del ricordo
e una piantina di basilico
a impallidire sul davanzale.
La città è sempre qui,
come l’hai lasciata,
sempre poetica ubriaca,
un segnalibro di parole
fra due strade affollate.
Il basilico invece s’è seccato all’inverno,
bruciato dal gelo crudo di correnti spietate.