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Faro

era la notte e
il suo freddo buio mi
teneva in una presa nauseante
e la mia barca disorientata
vacillava tra le torbide onde;

d’improvviso un barlume giallo
squarciò la tela nera
allontanandone le sudice mani
che mi tenevano stretta;

il suo calore sciolse
il sale ghiacciato dei miei occhi e
in un attimo riuscì a vederla:
la terra.

Dolce guida mi
conduceva alla salvezza con
la consapevolezza che nelle
future mie traversate
lo avrei ritrovato
lì, ancorato alla roccia.