Giorni seguenti

Cinque volte ho contato il risveglio

osservando lucciole mobili tra le travi del soffitto

soffi di luce dalla finestra aperta

 

Mi sono alzata

cercando con i calzini la dimenticanza

l’arte di tenere insieme su un palmo

diecimila chicchi di riso

o un sorso d’acqua

 

Come passerotto d’inverno

avevo piume arruffate

labirinto di viscere vuote

costole rotte e in fila, come vecchie colonne

e in gola ancora il luccicore dell’alcol

 

Mi sono mossa, scricchiolante

intreccio di incerte cartilagini

per tutto il giorno con estrema freddezza

senza versare lacrima o suono

ho continuato a piangere

F.90