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Il Contagio o ciò che mi disse la Ginestra

I

Apparati inusitati
inusati
ovvero inutili ormai
foglie contrarie
non solcati cieli

Esiliata ogni orma d’uomo,
di asfalto fitomorfo
di impalcature arboree
di trasmissioni linfatiche
è libero il globo

II

Il colle lunato ci ospita entrambi
entrambi, sarebbe a dire (io ed essi)
che a questo punto della storia siamo
solo un pizzico
un abbozzo di falso

Cosparsi di muschi
da questi confusi; effetti d’animo;
ondivago nibbio
rovesci da lì a poco
sul fiume in piena luna
su noi, i soli a rammaricarci
e la terra a tratti

III

Fino a quel momento
avevo fruito della Madre
dei sensi come frequentatore svogliato
– scaffale, prodotto sottomarca, prezzo
scaffale
-; Madre non è abbastanza.
Che limitazioni grossolane!
Che fiore spento
quello della rosa canina
a confronto col petalo crepuscolo
quello del croco
se cacciato a lotta con l’orlo
quello della gerbera.
Conoscevo, conosco, conosciamo
(e viceversa) ogni toppa
che abbia mai avuto un nome proprio

IIII

La spora si allanuggina, è un momento
di vero disagio.
Sbocciare è solo questione di frame;
mi acconciano una previsione, i miei
compagni d’arme.
Suggeriscono d’affacciarmi allo stipite, ma
solo un pochino, basti
a vedere l’orrore del cuore in pace.
Ma io no, io mi ci tuffooo!, e il velo
si sbriciola si accoppa la volta
lll’… aria aperta mi mastica le vene
scartati i pori
– inserire aggettivo: era vivo e presente –