IL GRANDE DIRETTORE (Re Mida)

Doveva essere uno spasso

Da giovane, essere Re Mida

Arazzi e cavalieri ad ogni passo

E tutt’una riverenza di folla

Ossequiosa, spaventata, timida

Bramosa di sguardi (ma solo da lontano

A distanza di gorilla dalla mitica mano

Alfa e omega di quest’ometto marrano,

Inconsapevole, brillante, spregiudicato

Tutto, tutto d’oro laminato)

 

E guai, guai

A non soddisfarne il capriccioso solletico

Sul malcapitato calerebbe subito

Una dorata, maledetta cappa da eretico

E poi

Guanti di latta per proteggere le mani

(Del Maestro i veri unici bambini)

Della preziosa benevolenza

Ex amanti, dissidenti e barboncini

Hanno già pagato la conseguenza

 

Ah che bella vita, che bel piacere

Guardare il mondo dal contorno di un bicchiere

Di denaro e zaffiri tempestato

Non sia mai che un giorno il divino arto

Tocchi carta o salvietta da sedere,

Ne venga fuori un culo inciso e smerigliato

E si debban chiamare fabbro e gioielliere-

Gli avvoltoi calerebbero sul prato

E son già pronti i paparazzi per vedere

G.189