Il tuo pastello giallo

Avevo le chiavi di San Pietro in

mano, strette in

pugno, in

mezzo alla pioggia.

 

La città non ascolta, non

comprende, non

perdona, non

impara, soltanto dimentica:

Schivando il silenzio;

schifando le lucciole;

sputando sulla neve,

ormai nera, ormai sciolta.

 

Il tuo pastello giallo l’ho già

temperato quasi tutto,

volevo scoprirlo rosso,

vivo, ardere con

i pugni stretti e

le lacrime in tasca,

con gli ostacoli di plastica spazzati via dalla mente.

Volevo sentirti cantare,

senza quei vizi d’appartenenza meschina, di chi

passerà la vita a ricordare quanto era stupito a vent’anni.

Volevo vedere i tuoi occhi socchiudersi

felici, guardare soddisfatta

un riflesso di sorrisi.

 

In questi giorni di morte

le campane del mio paese suonano

a festa.

Il pastello giallo te lo lascio sul

balcone, nelle mie

mani è solo

polvere.