Imprevedibile

A S.

Parlami, parlami,

dimmi cos’hai,

è un segreto, un groviglio,

un disturbo, un sorriso,

è il diavolo in paradiso,

è il delirio della mania,

il fascino decadente,

non è niente, niente.

Sono un filtro di emozioni,

guardami, guardami,

ma non troppo o troppo a lungo,

potrei caderci nei tuoi occhi

e farmi male

col marasma che nascondi,

la rabbia che assottigli,

di notte, alla luna, un riflesso,

la tua anima impazzita.

Pensami, senza ossessioni,

senza doveri, né schemi

e mostrarmi i tuoi fantasmi,

ma fallo piano, alla luce dell’alba,

non al tramonto, non su una barca,

fallo senza rancori

e poi urlalo, urlalo contro il vento,

per liberarti, io sono qui dietro

e se parto, resto.

Cercami tra le nuvole,

nelle espressioni dei passanti,

tra le poesie, tra i libri prestati

e scordati, tra i profumi intermedi,

tra le righe sfumate, sbiadite,

cercami dietro le case vecchie,

in un campo fiorito

o su un ponte di pisa,

in attesa, in attesa d’esser trovata

o capita.

Fermami, se ti ricopro di colori

o di dolcezza,

perché è un eccesso la mia vita

ed ho paura di travolgerti

con le mie mille anime,

di farti perde l’equilibrio,

il cinismo, la ragione.

Io posso aiutarti, non salvarti,

sciogliamo quel cappio,

quel dubbio futuristico, filosofico

e rompiamo la morte

e le balle della gente,

ascoltami, ascoltami,

per una volta ascoltami davvero

e scappiamo lontano, lontano,

ma non innamorarti, non farlo mai,

non stringermi con possesso,

amami come due vecchi amici,

come una disarmonia bellissima,

come una malattia che scompare,

come la solitudine del deserto,

come un tuffo in mare aperto.

C.15