Indolenza muta

Fomento il tumulto che
Porto e mestamente taccio.

Un partigiano sbraita
Soffocato dall’agro silenzio,
Colmo di speranze e d’odio amico,
Di me
Non sa più che fare.
Scalcia quindi ancora
Prepotente e vero,
Volge in gioia l’impeto e
Mena forte senza veder ristoro,
Carico di furia incessante e pura.

M’abbandono alla tortura
Velando il tormento e
Cado, piombo forte
Al suolo
Senza destar sospetto,
L’ira logora membra
stanche vinte dal sopruso.

Lui folle ancor percuote
La mia carne avara
In un gaudio terso.

Colgo nello sguardo dolce
Un lume che domanda intesa,
Bisognoso d’un responso
Che gli nego e

Ritirandomi all’inerzia
Nell’omertà scompaio.