L.92

Fallo lacrimare un po’ questo tuo mare,
attraverso gli occhi limpidi dell’addio,
dentro mattine che si scontrano e scivolano
su finestrini deturpati, su treni desolati
dove onde ardenti lambiscono marosi bianchi
e lo spazio oltre il vetro è uno strazio
a perdifiato di blu-bottiglia-verde-rame.
Dedicagliela, una o due malinconie,
quando le commesse di Bologna avvolgeranno
il tuo cuore in fogli d’oro e seta,
quando vino e vomito, in una qualunque sera
avran disegnato rigagnoli randagi
dove perderci la strada e ritrovarti a casa.
Quando del fragore buono di maestrale
ti sarà rimasto solo un sospettoso ricordare,
consumerà invece frettolosa una mattina,
nell’attesa di un qualche rantolo di tram.
Prova a fermarlo allora, sulla guancia,
un rivolo salato di mareggiata: vedrai,
sarà l’emozione più forte in cui tuffarti
per tornare a nuotare là.

N.42