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L’anno senza primavera

Privati della primavera
pensiamo a Lei
come ad una dea
a cui imploriamo grazia
dopo aver peccato di miscredenza.
Ignoriamo
che la divinità
è sorda alle nostre suppliche
tutto quel che desidera
è essere se stessa.

Fuori, senza noi
accade ugualmente:
le onde si inseguono;
il glicine che era spoglio
ora è fiorito;
i passeri più non bisbigliano
si esibiscono sul palcoscenico;
il vento soffia
spazza le nostre polveri;
la luna sorride
mostra il cielo vivo.

Il mondo senza l’uomo si vede meglio
si stiracchia, respira, si diverte.
La divinità trionfa
su chi la voleva prigioniera
ed ora è in gabbia,
su chi credeva d’essere
epicentro del mondo
ed invece senza di Lei
muore foglia secca.