L’Imputato

Come un ruscello stanco che vorrebbe esondare,
la stretta degli argini soffoca silenti grida,
la via prosegue inesorabilmente all’ oscura foce
e cruda roccia interseca amari singhiozzi.

Come edera rampicante sale, pensieri mi arpionano,
germogli si aggrovigliano su tempie e caviglie,
leggere brezze soffiano lievemente,
ma sono radici troppo dure e secche da estirpare.

Come il fianco della montagna battuto dal vento,
assorbo la furia del mio mondo e incasso i mali avversi,
e non un fremito che mi avesse percorso la schiena,
ma il vento è incessante, e ora tuono, anch’io.

Come il leone, re dei mondi perduti,
… sono qui …
intrappolato, arrabbiato, frustrato, sudo e piango,
e grido, come solo l’uomo dal destino avverso grida.

In oscura nerità
scorgo bagliori di luce,
il sorriso di lei e l’amore,
ma non è ancora il momento del riscatto;
ora contemplo il volto paterno
e sento i freddi tubolari sulla fronte
… in gabbia …
si inarca il pugno e condanna, fredda giustizia,
sul giaciglio hai me colto,
ma troppi sacrifici ho passato,
mai cadavere fu più vivo e tu lo sai,
lancerò a nuovo Sagitta e colpirò,
e ancora,
per sempre,
vivrò più che mai.

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