Lo sporco sonetto di Wa’el Walid

Pochi euro, e già le stringevi in mano:

eran tue. Poi scalpiccio di lei,

tempesta d’ossa, di trucco e di nei,

che ti giungeva da poco lontano.

 

Le dicevi: “Il bar sta al terzo piano,

su, andiamo! Ma sai, prima vorrei…

Ecco, son per te. Che bella che sei.”

e ormai eran le sue, lì sul divano.

 

Che poi vi siate scambiati mucose,

abbracci o pensieri, non è affar mio:

a me interessa che siano piaciute.

 

Soddisfatto di avertele vendute,

ma un po’ d’amore lo vorrei anch’io.

In fondo quelle erano le mie rose.