Manifesto ipocrita: un dialogo tra turchi in Pamuk

Leggo, qui e altrove, inutili poesie. Non che siano inutili: le stimo e apprezzo come piccole rappresentanti di un grande genere artistico. Sono inutilmente dense, melense, noiose, banali a tal punto da rattristare. Non è di quello che siete stati, dell’ardore dei vostri sentimenti, del dove vi vorreste sbattere che freme parlare; belle poesie ma inutili. Sarebbe meglio, secondo il mio parere misero e singolare, che piuttosto che di amori dozzinali si parlasse del sentimento, proprio dei poeti, dell’universale.

-Non ho potuto riconoscere nessuno

-Sembrava molto onesto e sincero. Pensavo che avrebbe vissuto cent’anni.

-Ognuno vorrebbe la felicità della propria sorella

-I tedeschi non hanno nomi di cinema come Alhambra, Sogno, Majestic?

-Spesso essere turchi diventa una scusa o un pretesto per qualche cattiveria.

-Perché?

Lo sai anche tu.