Necrologio ad un muro

C’è un parchetto dietro casa mia.
Su tutti e quattro i lati del suo rettangolo è costeggiato da strade. Cemento, righe bianche, dossi e ancora tappeti di catrame. Accanto ad una di queste strade si srotolava inoltre un muro,
colui che in questa triste mattina rimembriamo e piangiamo con smisurato affetto.
Il muro, non è mai stato bianco. Partorito con un taglio cesareo inflitto al ventre stanco del suolo ai tempi del Big Bang industriale – È sempre stato se stesso. E al di là del suo viso scrostato c’era un campo da calcio abbandonato, con l’erba incolta, qualche tronco sparso e un tempo anche una tribuna marcita. E sul suolo di quella terra solitaria si potevano trovare malinconiche carcasse di cessi e altre creature fantastiche.
ho amato quel muro e quel mondo di nessuno.
D’inverno, era l’accesso alle orbite di un cieco. I rami degli alberi penetravano muti la nebbia per tendersi al di là e ricadere sulla strada. Come uniche testimonianze del mondo che c’era dall’altra parte.
ora quel muro, non c’è più.
Pale e scavatrici stanno sradicando sogni e mistero e molto presto non resterà altro che un cimitero d’infanzie.
Già ora si vedono solo zolle di terra squarciata e cadaveri di folletti.
e agonizzano i rifiuti abusivi
Quella terra è diventata di tutti.

M.115