Poesie

Sospiri

Fa sempre strano ritornare a sera.
Una sigaretta si accende da sola,
scintilla nell’ultimo lampo di rosa.

L’autunno reagisce ai suoi tristi colori
e un poco assomiglia all’estate
fra dolci ricordi e molti sapori.

Eppure mi ritrovo grigio crogiolo
di speranze appassite
da un autunno più interno, senza tempo.
Cicatrice di passioni: vecchi rumori.

Sbiadisco nel freddo ventre di madre natura
come un mazzo di fiori fuori stagione,
che aspetta di essere buttato
per far spazio a nuovi colori.

Se solo potessi partire, andrei lontano
ma da me. Onde capire se
il cambiare aria sia solo un pretesto
per almeno provare a cambiare se stesso.

Un altro giorno se ne va: un altro fantasma
da sopportare. La sigaretta ha già sorpassato metà
e non ha più niente da soffocare.
Fra le tante, restano solo un paio di certezze:

Mi sono accorto di aver fumato
soltato all’ultimo tiro.

Mi accorgerò di aver vissuto
soltanto all’ultimo respiro.

Inquieto è il mio cuore

Gli animali lo avevano capito prima di tutti
E si avvertivano nelle loro lingue lontane
Noi scopando siamo venuti insieme
E all’alba siamo scappati poco prima della sventura

Non ho mai più visto quella città di confine. Neanche tu
A volte ci ritorniamo di notte unendo il respiro
A colazione impauriti ci raccontiamo lo stesso sogno
Nascondendo le lacrime nel latte con i biscotti

“Inquieto è il mio cuore finché non riposa in te”

Siamo fatti tutti un pò di versi

Vedi, alla fine una cosa giusta l’avevo detta.
Oggi siamo tornati ad una situazione simile a quella che abbiamo vissuto mesi fa e che, a suo tempo, portò le nostre strade a dividersi.
Eppure io lo dissi, “se finiamo di nuovo rinchiusi stavolta voglio che mi rinchiudano con te, non voglio commettere lo stesso errore”.
Ebbene, eccomi qua. Con lo stesso errore commesso ma senza la possibilità di poter rimediare.
Non credo che la capacità di mettere una pezza ovunque sia così potente, non si può affidare tutta la responsabilità in mano ad una singola persona.
A me è stato affidato questo duro compito e subito dopo mi è stato tolto di mano, come si toglie di mano ad un bambino un giocattolo pericoloso.
E allora cosa mi rimane? Te lo dico io.
Mi rimangono ricordi che piano piano il tempo distorcerà per farli assomigliare a ciò che il mio cervello desidera.
L’idea che ho di te sta già sbiadendo verso una penombra che mai aveva accarezzato il tuo viso.
Quindi realmente, cosa rimane?
Una manciata di foto, una poster di una città lontana e una dedica scritta a caratteri cubitali che solo a rileggerla fa ridere il volto ma piangere il cuore.
Forse l’unica cosa che rimane davvero sono i sentimenti, così sbagliati e contrastanti fra loro, così ardenti e avviliti che si annichiliscono appena i neuroni si attivano.
Quegli stessi sentimenti che un tempo guidavano ogni mio singolo gesto col fare certo e deciso di una bussola ben magnetizzata adesso mi conducono in paludi e foreste labirintiche dove continuo a perdermi.
Mi sono ritrovato in un vorticoso ballo e fermarmi è ormai impossibile.