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XI agosto 2019, Firenze

Oh Lorenzo, io non so perché morte le stelle

tu pianga tranquillo,

questa notte a noi ultima avevo nel cuore una conca

e t’anelavo fratello.

 

Fuggivo confusa dal nido

inciampando nei miei tormenti,

t’ho incontrato ferito in terra

fratello di smarrimenti.

 

M’hai teso sincero una mano

hai sorriso, il viso tranquillo

t’ho concesso ogni libertà

sul mio cuor fuggivo.

 

Una notte è bastata a narrare

mille nostri dolori e tormenti,

una notte per avvicinare

i due cuori nostri scontenti.

 

T’ho baciato sotto mille stelle

rubando alla notte i tuoi occhi,

mi son persa nelle tue braccia

e del tuo cuor nei rintocchi.

 

Ma dalla notte dopo ho preteso

più di ciò che potevo,

e m’hai negato ogni collegamento

e m’hai chiuso il tuo nero cielo.

 

Ora giaccio, smarrita e confusa

torno al nido e son ancora vuota,

mentre penso che il nostro vissuto

abbia avuto dolcezza di singola nota.

 

Oh Lorenzo, fiero nei mondi

inquieto, triste, mortale

quando ridi di stelle inondi

il mio fragile spazio di male.

Lei, o alla Filosofia. Proiezioni in-quiete di momenti futuri

Possiedo consapevolezza,

prima o poi

m’ucciderai.

Quella futura voragine

è già percezione

sullo sterno.

 

Ben so,

con te sto sbagliando

tutto,

ma il precipitar

mai s’è fatto

così dolce.

 

E l’animo mio

su quella ferita

adagerà di fortuna

un cerotto,

E la mente

rimprovererà

scopo unico era evitarlo,

il proiettile.

 

Scrivo, certa

quel dolore

già mi viaggia

in-contro

dal giorno in cui

per la pria volta

affogai in te.

 

 

Lascio pertanto

lieve testimonianza

di questa tal certezza

affinché

mi si possa dire

“te lo avevi detto”

senza generar

pietà alcuna.

Lei, o alla filosofia. Tutto quello che ad alta voce non avrei il coraggio di dire.

Gli occhi

immensi.

Nocciola

in cui affogare,

legno che culla l’anima

cioccolato che scioglie

il cuore.

 

Le dita

sottili.

Dolcezze in cui traboccar

ogni dolore.

Morbidezza di madre,

che salva

protegge.

 

Il profumo

sfuggente, impalpabile.

Inconfondibile.

Caffè

e latte,

sensi in veglia

Attenzione

che pretende cura,

vita.

 

Lei

ovunque.

 

Come implacabil tormento

gioia ch’esplode

impetuosa

in notti sognate.

Noccioli in bosco,

solitario e perduto

nell’albe d’inverno.

 

Io

persa.

 

Tormentato amore

di momenti sospesi

in cui non son padrona

neppur di me stessa.